Appuntamento col destino: vita breve di Denton Welch

Denton Welch

Denton Welch (1915-1948) fu una delle scoperte - ma dovrei forse dire rivelazioni - della mia adolescenza. Consultando casualmente un volume sulla letteratura inglese, mi imbattei infatti nel suo nome. Un nome seguito da poche, stringate frasi che riassumevano, più o meno frettolosamente, la sua breve vita. Nato nella lontana Cina da genitori inglesi, Welch fu mandato a studiare in Inghilterra, ma il destino, è noto, ha i suoi posti di blocco. I suoi sibili di inspiegabile, dura ostilità, così una mattina del giugno del 1935, mentre pedalava in bicicletta per le strade del Surrey, il giovane studente d’arte, appena ventenne, venne travolto da un automobile. Un incidente che lo lasciò invalido per il resto della vita. Nei lunghi mesi di immobilità iniziò a scrivere. A raccontarsi. La sua esistenza dolorosa trovava così la propria strada di sublimazione. Una nuova dimensione in cui adagiarsi. Vivere.

Subito i suoi scritti attirarono l’attenzione di Edith Sitwell che lo definì uno “scrittore nato”. Riacquistato l’uso delle gambe e dopo nuove traversie e diversi traslochi, Welch si stabilì nel Kent dove incontrò l’uomo della sua vita, l’aitante Eric Oliver. Una presenza costante che diede grande serenità al giovane scrittore. Quelli furono indubbiamente gli anni più felici della sua vita, nonostante l’inarrestabile deterioramento delle sue condizioni di salute. Le complicazioni dell’incidente avevano dato luogo ad una grave forma di tubercolosi ossea. Non vi erano molte speranze. La morte sopraggiunse infatti presto, troppo presto, quando Denton Welch aveva appena trentatré anni ed era ormai ad un solo passo dalla celebrità.

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