Gerard Manly Hopkins e la poesia del dolore

Gerard Manly Hopkins

A Gerard Manly Hopkins la fama arrivò postuma. Considerato oggi un poeta innovativo che seppe rivoluzionare il ritmo della poesia tradizionale inglese, Hopkins visse i suoi ultimi anni in grande tormento. Lontano dall’Inghilterra (aveva ricevuto la cattedra di greco presso l’università di Dublino), il poeta-gesuita scrisse diverse poesie oscure dove la sua fede sembrava tremare, essere quasi sul punto si spezzarsi od inabissarsi. Ma questa volta noi vogliamo parlare soprattutto di quei suoi componimenti omoerotici la cui bellezza lega ancora oggi il fiato. Giovanissimo incontrò Digby Mackworth Dolben, un lontano cugino, che gli si incise nel cuore, tanto che il confessore gli vietò di incontrarlo ancora e di limitarsi, in caso di bisogno, a qualche sporadica lettera.

Il destino in ogni caso aveva già deciso diversamente, infatti il giovane ed aitante Digby morì da lì a poco annegato, lasciando il giovane poeta nello sconforto più assoluto Molti critici riconoscono proprio in questo evento così tragico, la matrice dolorosa ed oscura della sua poesia. Vinto, infelice e lontano dalla sua amatissima Inghilterra, Gerard Manly Hopkins morì poco più che quarantenne a Dublino, lasciando dietro di sé – fortunatamente per noi- una raccolta di versi sublimi.

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