"Come cambierebbe la mia vita se i gay si sposassero?", l'intelligente opinione di una donna etero

I matrimoni gay visti da una donna eterosessuale: ecco un pensiero che vi metterà senz'altro di buon umore

Quella che vi proponiamo è l'opinione intelligente di una lettrice che ha scritto a Beppe Severgnini su Corriere.it, in risposta alla lettera di un uomo che riteneva inaccettabili i matrimoni omosessuali perché - usando la sua stessa metafora - un palazzo non può avere colori diversi a seconda delle scelte dei singoli condomini e dunque - la sua conclusione è stata questa - bisogna trovare un colore che sia condivisibile e che piaccia a tutti.

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In estrema sintesi, secondo questo commentatore, il matrimonio gay rappresenta una società per intero e non solo i singoli, ragion per cui bisognerebbe trovare una via di mezzo che permetta di soddisfare le richieste di entrambe le parti. I toni sono stati educati, quindi non c'è motivo di essere aggressivi: il punto è che qui non parliamo di condomini e palazzi, ma della vita di persone che si amano e che hanno progetti in comune, alle quali lo stato (che sarebbe il capo-condomino) dovrebbe garantire diritti inalienabili e imprescindibili come quelli che derivano da un matrimonio; è inutile cercare metafore e usare perifrasi d'impatto: è una questione dalla quale, ormai, non si sfugge e che non ha nulla a che vedere - lo sottolineiamo - con la chiesa cattolica, visto che non si chiede certo il matrimonio ecclesiastico.

Una bella riflessione sui matrimoni gay


coppia gay sposata

Pare essere della nostra stessa opinione Loredana Funaro, che su Corriere.it ha scritto una bella riflessione a Servegnini (intitolata "Come cambierebbe la mia vita se i gay si sposassero?"):

Gentile Severgnini, ogni tanto mi capita di sentirmi molto stupida nel leggere le lettere su “italians”. E questo non sarebbe un problema vivendo io in Italia ed essendo quindi in buona compagnia, ma oltre alla stupidità ho anche il difetto dell’ostinazione cioè di volere una spiegazione alle cose che non comprendo. Arrivo al dunque: il matrimonio degli omosessuali. Pur essendo eterosessualmente sposata, onestamente non riesco a capire dove stia il problema. Lasciando perdere il colore della facciata del condominio (“Matrimoni gay: la facciata del condominio e il colore della società” – http://bit.ly/1khvzke), non capisco il problema dell’estensione dei diritti al coniuge dello stesso sesso. Qualcuno dice che il coniuge avrebbe diritto alla reversibilità, al congedo per malattia, all’eredità, etc. E allora? Che differenza c’è per noi tutti se a queste cose ha diritto una persona di un sesso piuttosto che di un altro? Non capisco proprio, probabilmente perché la mia intelligenza limitata non mi permette di comprendere le sfumature del diritto familiare e lo stravolgimento che si avrebbe nella società con il matrimonio gay proprio come è successo per il divorzio (?). Si sollecitano chiarimenti, ma per favore che siano all’altezza dei due neuroni che mi sono rimasti, cioè che qualcuno mi spieghi in concreto come cambierebbero la mia e la sua vita se i gay si sposassero. Grazie Severgnini, e saluti a tutti gli Italians.

Che Adinolfi, recentemente censurato da Facebook per omofobia, e tutti quelli come lui prendano esempio; anche molti gay che, come Signorini, credono che il matrimonio non sia una necessità per gli omosessuali: non è che vogliamo per forza il matrimonio, ma il diritto a scegliere se sposarci o no. Riusciremo a non parlare più di questi discorsi nella nostra cara itaGlietta?

Via | Corriere.it

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