The Normal Heart, Mark Ruffalo ricorda il coming out del suo migliore amico

L'attore racconta quando il suo amico più caro gli rivelo di essere gay

Mark Ruffalo è uno dei protagonisti del film tv The Normal Heart. In occasione della messa in onda della pellicola che racconta la drammatica piaga dell'AIDS, l'attore si confessa a Queerty e ricorda l'agitazione e la preoccupazione del suo migliore amico, ai tempi del liceo, perché aveva qualcosa che doveva assolutamente rivelargli.

Era talmente sconvolto che Ruffalo gli domandò se per caso avesse ucciso qualcuno. Ovviamente no, ed ecco il suo successivo coming out.

"Avevo 17 anni e il mio migliore amico ha fatto coming out con me con, alla fine, anche una dichiarazione d'amore collegata. Ho dovuto guardare dentro me stesso e chiedermi: "Come ti senti con questa cosa e come fa ad adattarsi con i tuoi valori di uguaglianza?"

Era l'anno scolastico 1984-1985 ed era il tempo della crisi dell'AIDS.

Il bacio tra Matt Bomer e Mark Ruffalo nel trailer di “The Normal Heart”

"Pensavo che fosse l'unica persona gay che poteva esserci in tutta la città. In quel tempo ... l'omosessualità era ancora una sorta di nicchia. Non era ancora uscita allo scoperto"

Nonostante l'iniziale sorta di imbarazzo, Mark ha poi reagito bene alle parole dell'amico:

"Mi ci volle un momento per ragionare su questa cosa, ma non mi ha impedito di essere suo amico. In realtà, in misura maggiore si sentiva più a disagio lui di me"

Quello che non è riuscito a dimenticare è stato il vero e assoluto tormento dell'amico nelle settimane che hanno preceduto il suo coming out:

'Provava una sorta di dolore e agonia fisica. Vedevo che soffriva e continuavo a chiedere: "Che succede?" E mi diceva "Non posso dirtelo" Questa cosa è andata avanti per settimane. Gli avevo addirittura chiesto se avesse ucciso qualcuno. Non riuscivo a capire perché stava soffrendo così tanto da non riuscire a parlarmene. Poi mi ha detto che era gay"

E Ruffalo non ebbe dubbi nel dare sostegno e continuare ad essergli amico:

"Mi sono guardato intorno e ho capito di non avere una scelta su questa cosa. E' stato molto chiaro per me, da diciassettenne, comprendere che non era qualcosa che aveva scelto. Perché si dovrebbe scegliere di vivere sotto tale angoscia e persecuzione. Chi mai vorrebbe questo? Questo è il modo in cui la mia cultura ha reagito in quel momento"

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