Marc Antoine Muret, le disavventure a lieto fine di un grande latinista

Considerato uno dei grandi maestri della lingua latina, Marc Antoine Muret venne arrestato più volte per omosessualità. Fuggito in Italia, trovò qui da noi successo e prestigio.

Versatissimo in latino, il giovane Marc Antoine Muret (1526-1585) divenne appena diciottenne una vera celebrità. La sua predisposizione per la lingua di Cicerone (di cui era un fervente ammiratore) lo portò ad insegnare in diverse località, suscitando ovunque andasse plauso ed ammirazione. La sua fama raggiunse presto livelli tali da avere tra i suoi più ferventi ammiratori niente meno che il re e la regina di Francia. Tuttavia il successo suscita, si sa, a volte invidia, rivalità pronte a tradire, a dare in pasto al pubblico i segreti altrui. In men che non si dica il povero Muret venne infatti arrestato e gettato brutalmente in prigione.

La sua omosessualità meritava, disse qualcuno, solo quello. Tuttavia gli amici potenti intervennero prontamente, gli fecero riaprire le porte sinistre di quelle segrete che l'avevano inghiottito senza preavviso dalla sera al mattino. Ma appena giunto a Tolosa, Muret venne di nuovo accusato di eresia e sodomia; questa volta il letterato riuscì però a fuggire, insieme al giovane amante, prima dell'arresto, salvando così la vita, anche se la sua effige venne bruciata pubblicamente.

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All' assediato studioso non restò che cercare allora asilo in Italia, dove dopo un inizio difficile, divenne, grazie all'alto appoggio del cardinale Ippolito d'Este, una figura di grande rispetto prima a Ferrara, poi alla corte papale di Gregorio XIII. A Roma del resto stava così bene da rifiutare l'invito del re di Polonia che lo voleva a tutti i costi per la sua nuova università di Cracovia.

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