Qualche parola sensata sull'omosessualità

Leggo sempre con curiosità e interesse la sezione delle lettere dei lettori, che siano "al direttore" o "posta del cuore", quando mi capita sotto mano un giornale. E vi segnalo, nel vacuo chiacchiericcio pieno di pregiudizi, una confortante esternazione di un lettore del settimanale "Il Venerdì" di Repubblica in edicola ieri:

Nell'epoca in cui 'l'esperto' è figura di riferimento e guru in tutti i campi possibili e immaginabili, inspiegabilmente sembra che sul tema dell'omosessualità ognuno possa dire la sua, in un marasma di ipotesi che confondono la superstizione con la pseudo-scienza.
L'Organizzazione mondiale della sanità definisce l'omosessualità una 'variante naturale del comportamento umano'. Non è forse il riferimento massimo che dovremmo considerare? E' come quando si chiede la definizione di una parola di cui non si conosce il significato: si prova a fare delle supposizioni, magari si dicono cose senza senso, finché, però, a un certo punto si va a trovare la parola sul vocabolario. Per l'omosessualità invece non funziona così. Se ne sentono di tutti i colori: devianza, orrore, innaturale, depravazione.

Lo "sfogo" pubblicato prosegue evidenziando la "grossa responsabilità che la classe politica si sta assumendo quando tratta il riconoscimento delle coppie omosessuali": le conseguenze saranno vite vissute al di sotto della soglia dell'umanità e del diritto. Grazie all'anonimo lettore.

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