Laura Gilpin, la fotografa dei nativi d'America

Laura Gilpin, una delle grandi fotografe del secolo scorso, trovò in Elizabeth Forster, l'infermiera che la curò per una brutta influenza, non solo un grande amore, ma anche un'inesauribile fonte di ispirazione per le sue opere.

Uno dei grandi talenti della fotografia del secolo scorso, Laura Gilpin ricevette all'età di sette anni un regalo galeotto: una macchina fotografica. Un incontro che segnò la nascita di un grande amore che sarebbe durato per tutta la vita. Il suo nome oggi è soprattutto legato ai suoi celebri ritratti delle popolazioni native dell' America settentrionale, dai Navajo ai Pueblo.

Tuttavia prima di raggiungere la strada del successo in quel settore Laura Gilpin studiò musica, dietro insistenza della madre che voleva farne una virtuosa del pianoforte. Il progressivo indebolimento delle risorse economiche della famiglia mise però la parola fine a questo desiderio materno e la Gilpin poté così iniziare a pensare di dedicarsi esclusivamente alla fotografia.

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Nel 1916 la giovane fotografa dovette tuttavia lasciare ancora una volta New York, dove cercava di perfezionare la sua arte, per una gravissima forma di influenza. Ritornata in Colorado per farsi curare, il destino la ricompensò però con l'amore. Elizabeth Forster, l'infermiera assoldata dalla madre per prendersi cura della figlia, conquistò (per la vita) il cuore dell' afflitta e demoralizzata convalescente. Le due donne rimasero insieme infatti per oltre cinquant'anni, fino alla morte della stessa Forster nel 1972. La compagna divenne anche protagonista di molte opere della Gilpin che amava inserirla nei suoi tableau vivant, mescolandola con nonchalance agli adoratissimi indiani.

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