La deportazione di Albrecht Becker, attore e fotografo

Giovane attore e fotografo di talento che muoveva allora i primi passi, Albrecht Becke venne arrestato , processato e d internato in un campo di concentramento per omosessualità. La sua è la storia di un sopravvissuto.

Non è la prima volta che ci imbattiamo in una storia su cui si allunga l'ombra sinistra della Gestapo, l'incubo della deportazione, i profili tragici e minacciosi dei campi di concentramento. Oggi è la volta di Albrecht Becker (1906-2002), un giovane fotografo ed attore, innamorato della fragilità della vita, di quella sua precarietà di cristallo, sempre pronta ad andare in mille frantumi, che ossessivamente cercava di fermare per sempre sulla pellicola della sua vecchia macchina fotografica. Un talento non comune il suo che avrebbe avuto poi i suoi riconoscimenti, i propri plausi.

Albrecht Becker

Tuttavia quando la Gestapo trovò nel 1935 delle sue fotografie compromettenti in casa di un dottore ebreo, i suoi sogni subirono un brusco ed imprevisto arresto. I due uomini vennero processati per omosessualità nel nome del famigerato paragrafo 175, deportati ed il povero medico, meno fortunato di Becker, morì di stenti nel campo di Mauthausen.

Nel '43/44, visti ormai gli esiti nefasti della guerra, i tedeschi bisognosi di rimpinguare l'esercito, decisero di liberare il giovane fotografo e mandarlo a combattere sul fronte russo. Ancora una volta, Albrecht Becker ne uscì indenne, diventando così un importante testimone dei tanti orrori perpetrati dai nazisti.

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