John Cheever, il Checov della "suburbia" americana

John Cheever

La fama di John Cheever (1912-1982) è legata essenzialmente ai suoi straordinari racconti. Storie che ci portano subito e senza scorciatoie nell’apparente rispettabilità delle famiglie della media borghesia americana, rivelandone (paragrafo dopo paragrafo) segreti e misfatti. Un dualismo terribile che sembra divorare ogni cosa (e casa) dall’interno. Bisessuale e dongiovanni inveterato, Cheever ebbe una vita tormentata. L’alcol divenne - insieme probabilmente al sesso - la sua più grande valvola di sfogo, ma nulla in realtà sembrava mai consolarlo o salvarlo da quei mille conflitti che sin dall’infanzia sembravano non dargli un istante di tregua. La perdita di prestigio sociale, il fallimento dell’attività paterna, il matrimonio con la ricca Mary Winternitz, tutto lo tormentava.

Del resto il suo stesso atteggiamento nei confronti dell’omosessualità fu ambivalente. I personaggi gay che popolano le sue opere ricalcano spesso vecchi stereotipi, sciocchi cliché; solo nella sua ultima opera Falconer, un bellissimo romanzo ambientato in prigione e pubblicato soltanto pochi anni prima che lo scrittore morisse, l’omosessualità diventa finalmente una forza straordinaria, capace di redimere e trasformare. Con questo ultimo capolavoro John Cheever, concordano i critici, mostra di accettare senza più tormenti, a braccia aperte, la sua bisessualità.

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