Dal senso di colpa alla condivisione dei sentimenti: le reazioni della tua famiglia al coming out

Quando si fa coming out in famiglia, può succedere che si debba passare attraverso diverse fasi: una di queste è che la famiglia si senta in colpa per il fatto che tu sia gay.

La maggior parte delle persone che si trovano dinanzi all'omosessualità e alla bisessualità, sono portate a ragionare in termini di “problema” e a domandarsi quale possa esserne la causa. Quasi che se si conoscesse la causa, allora la “cura” potrebbe essere più alla portata di mano.

Se sei cresciuto con un solo genitore, dinanzi al tuo coming out potrebbe sentirsi ancora in più colpa: “So che ho sbagliato! Non sono riuscito/a a essere per te padre e madre allo stesso tempo”. Potrebbe succedere che si chiuda in se stesso e non essere capace di empatizzare con te e con il tuo vissuto. Potrebbe scattare nella sua mente un ragionamento tipo: “Sono io la causa di questa situazione, sono io che ti ho fatto diverso; la colpa è solo mia”. Una situazione del genere è scomoda per tutti.

Tu puoi essere di aiuto in vari modi: assicurando che non esiste alcuna causa, dicendo che l'origine dell'orientamento sessuale non si conosce, facendo leggere un libro specifico dedicato alle famiglie (un libro, in genere, è sempre accompagnato da un'aura di autorità, quindi tienilo pronto nel cassetto in modo da darlo ai tuoi in caso di necessità; non mandarli in una libreria a comprarne uno, che potrebbero prenderne uno di Nicolosi e le sue teorie riparative e la frittata è fatta!). Indirizza i tuoi verso l'AGEDO o altra associazione simile. Tieni presente che i tuoi potrebbero non voler leggere il libro o non rivolgersi ad alcuna associazione, vuoi per vergogna, vuoi perché si sentono in colpa, vuoi per mille altri motivi. Non mettere loro fretta: dai loro le informazioni necessarie e poi lasciali liberi e rispetta i loro ritmi.

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Quando sarà chiaro che sentirsi in colpa o autocommiserarsi non serve a nulla, allora la tua famiglia sarà pronta per porre domande, ascoltare le tue risposte e iniziare un cammino di accettazione. È questo il momento del dialogo costruttivo fra voi, dialogo dal quale scaturirà tutta una serie di sentimenti nuovi.

L'ira e il dolore, probabilmente, sono i sentimenti espressi con più frequenza. Se l'intento è quello di andare avanti insieme, è meglio far uscire fuori questi sentimenti negativi e affrontarli, invece che tenerseli dentro negandoli: prima o poi scoppieranno e faranno guai! Affrontare questi situazioni non è facile: forse potresti aver la tentazione di farti indietro e pentirti di aver fatto coming out. Non darti per vinto e non tirarti indietro. Il primo passo verso la risoluzione dei problemi è quello di chiamarli per nome.

Dal momento che la tua vita in una società con forti componenti omofobe, bifobiche e transfobine ti ha obbligato a sperimentare diversi sentimenti (isolamento, timore del rifiuto, dolore, confusione, paura per il futuro...) puoi condividerli con i tuoi: è probabile che questi sentimenti siano gli stessi che si trovano a vivere loro in questi momenti. È importante che tu lasci loro il tempo di esprimersi: non permettere che le tue necessità si sovrappongano alle loro. È un cammino che dovete compiere insieme.

Se ancora non hanno letto alcun libro in merito o non hanno parlato con altre famiglie, suggerisci loro di farlo: magari potreste leggere insieme qualche pagina e discuterne.

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