
Perennemente inguainata in abiti maschile,Vernon Lee (1856-1935) era una donna che non passava mai inosservata. Nata in Francia da genitori inglesi, Violet Paget (questo il vero nome della scrittrice) scelse però di vivere a Firenze che divenne così la sua città d’adozione. Il luogo del cuore. Qui tra le fresche mura del Palmerino (questo il nome della sua tenuta situata tra Firenze e Maiano) riceveva le visite di Anatole France, Berenson, del pittore Signorini e di un giovanissimo Mario Praz a cui affidò la rubrica Letters from Italy. Sempre nel città del giglio, che fu estremamente generosa con la scrittrice, la Lee incontrò anche due suoi grandi amori : Annie Meyer e Mary Robinson.
Nonostante sia ora ricordata per i suoi romanzi ispirati al mistero ed all’occulto, la Lee scrisse saggi sull’arte e l’estetica che ancora oggi vengono considerati dagli studiosi delle vere pietre miliari. Un talento il suo dalle correnti costanti, governato da un’intelligenza acuta e nutrito da un continuo amore per il sapere; una sete di conoscenza che la portò ad accumulare più di 400 volumi che la scrittrice lasciò poi, per testamento, al British Institute di Firenze.
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