Stefano Campagna, morto il giornalista gay che non ha mai nascosto il suo orientamento sessuale

Muore a 51 anni Stefano Campagna: ricordiamo così il giornalista omosessuale del Tg 1

Muore a soli 51 anni Stefano Campagna, giornalista gay che sicuramente conoscerete come conduttore dell'edizione mattutina del Tg1 e del relativo spazio meteo: stroncato da una malattia, Campagna era di origini romane, laureato in scienze politiche e giornalista professionista; lavorava in Rai dal 1997, ma ha iniziato il suo percorso non sul primo canale bensì su Rai Due. Un grande esempio per la comunità omosessuale, anche a Ballando con le stelle, dove ha dato il meglio di sé, pur tra le polemiche.

Nel 2007 vi abbiamo raccontato come si arrivò al suo coming-out, ma qui vogliamo ricordarvi alcune delle dichiarazioni che rilasciò a Telegiornaliste sulla sua condizione di omosessuale in un ambiente come quello televisivo dove vivere alla luce del sole il proprio orientamento non è sempre facile.

"Io vivo la mia vita con la quotidianità di chiunque altro. Mi limito a non filtrare le parole. Non mi vergogno ad usare il maschile. Io non sono 'dichiarato', sono una persona che lavora e che non ha nulla da nascondere. Quella che i benpensanti chiamano ostentazione per me è vita. Mi stupisce che la cosa stupisca. E spero che smetta di stupire. È stata una grande conquista per me poter approdare alla conduzione del Tg1 e voglio sperare che con questo si possa lanciare un messaggio forte a tutti gli omosessuali che vivono la loro condizione quasi con vergogna, nascondendosi".

I brutti ricordi di Stefano Campagna


stefano campagna gay

Nell'intervista, anche spazio per brutti ricordi:

"[...] Sono stato picchiato dai naziskin nel '92 quando conducevo una trasmissione a tematica gay su un'emittente del Lazio, Teleregione. L’omofobia esiste ancora ed esiste ancora un certo imbarazzo. Imbarazzo dimostrato, ad esempio, dal difficile cammino dei Dico. [...] Come dicevo l’omofobia è ancora molto presente e la mia esperienza non è certo stata facile. Genitori a parte, non sono mancati momenti di tristezza e amarezza in ambito familiare e tra i vicini che in alcuni casi mi avevano anche tolto il saluto. Ma ripeto, non mi sono mai vergognato di quello che sono, e spero che questa intervista serva in tal senso".

Non aggiungiamo altro. Ciao, Stefano!

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