Gaming in Color, documentario sui gay nei videogiochi

La comunità LGBT è ancora poco rappresentata nel mondo dei videogame e questo può avere ripercussioni nella vita reale.

Il mondo dei videogiochi continua a essere un terreno – praticamente infinito – in cui la comunità lesbica, gay, bisessuale e transessuale è pochissimo presente e ancor meno visibile. Nel documentario Gaming in color si fa il punto della situazione sul perché nei videogame ci sia una scarsità di personaggi non eterosessuali.

Molti adolescenti, dinanzi a una realtà ostile che non li accetta per via del loro orientamento sessuale, decidono di rifugiarsi in un mondo più virtuale. Alcuni videogiochi, in realtà, possono essere una buona valvola di sfogo: ma che succede quando la via di fuga non ti permette di essere chi sei e ti costringe a continuare a mentire su te stesso, proprio come accade nella quotidianità reale? Che succede se nei videogame non ci sono personaggi LGBT e quei pochi che ci sono vengono ridicolizzati? In tale contesto, molti giocatori e molte giocatrici non hanno alcun problema con l’orientamento sessuale dei personaggi e nemmeno con l’orientamento sessuale di chi c’è dietro lo schermo.

Tempo fa Artur Tyutin, che ha creato la webserie Gaymer, ha affermato:

La cultura gay è ancora poco rappresentata nei videogiochi e mi piace pensare che la nostra serie getti una luce su tale possibilità.

Gaming in Color, documentario sui gay nei videogiochi

Se da un lato la presenza di personaggi virtuali LGBT può aumentare il divertimento e far sì che ci sia un maggior coinvolgimento, non dimentichiamo che in generale possono far sì che giocatori omofobi si nascondano dietro lo schermo per aggredire poi i gaymers: in tale ottica la visibilità di questi ultimi sarebbe un ottimo modo per contribuire a eliminare l’omofobia anche da questo settore, molto importante soprattutto per i più giovani.


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