I vescovi del Perù attaccano Mario Vargas Llosa perché difende i gay

Le gerarchie della chiesa cattolica in Perù non ci stanno a essere state zittite da Mario Vargas Llosa e partono all'attacco.

Alla chiesa cattolica non è piaciuto affatto l’articolo di Mario Vargas Llosa che domenica scorsa (Pasqua, non lo dimentichiamo) è stato pubblicato in contemporanea su La República del Perù ed El País in Spagna. Nel suo articolo dal titolo Uscire dalla barbarie, lo scrittore Premio Nobel per la letteratura, tra l’altro, definiva “cavernicolo e di crassa ignoranza” un recente comunicato dei vescovi peruviani che criticavano il progetto di legge per le unioni civili nel paese.

I vescovi hanno quindi risposto a Vargas Llosa:

Come persone e come peruviani, noi vescovi del Perù abbiamo il diritto e la libertà di esprimere gli insegnamenti della chiesa ai nostri fedeli e all’opinione pubblica, con il rispetto che ci ha sempre contraddistinti; e soprattutto quando i temi in questioni hanno a che vedere con la dignità della persona e con il suo fine ultimo che è la salvezza, perché solo così si costruisce una società giusta e pacifica.

Mario Vargas Llosa

I vescovi, insomma, ritengono di avere tutto il diritto di dire quello che pensano, ma gli altri non possono dire quello che pensano a loro volta. Stendiamo poi un velo pietoso sul fatto che le gerarchie ecclesiastiche si esprimono in maniera rispettosa. Continua la nota dei vescovi:

Insultare e offendere chi rispettosamente manifesta la propria opinione, in un paese dove c’è la libertà di espressione, solamente perché non si è d’accordo con le sue idee, non nobilita nessuno. E a maggior ragione in occasioni come questa quando il dottor Vargas Llosa si arroga il diritto di guardiano delle coscienze degli altri, compito che supera le sue competenze.

Che dire: Mario Vargas Llosa ha fatto centro e loro, i vescovi, non ci stanno a essere pubblicamente umiliati dalla logicità del ragionamento del premio Nobel.


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Via | Ocio Gay

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