Omofobia, in Etiopia l'omosessualità non sarà un "reato non perdonabile"

L'omosessualità sarebbe potuta diventare "non perdonabile" in Etiopia, ma, per fortuna, il rischio è stato scongiurato dal governo stesso

Come tutti ben sapete, l'Etiopia è uno stato che con la comunità omosessuale non vuole avere nulla a che fare: chi è omosessuale e si macchia di comportamenti omosessuali è costretto a quindici anni di carcere, che diventano venticinque se nel rapporto uno dei due è sieropositivo. Una politica assurda per una società non meno imbarazzante, che, per fortuna, non ha nulla a che vedere con la nostra (anche se noi non è che abbiamo molto di cui andar fieri, dopo il pessimo comportamento del Ministero dell'Istruzione).

Alcuni gruppi anti-gay - sempre religiosi - avevano organizzato una manifestazione per chiedere che l'omosessualità fosse considerata un reato "non perdonabile", vale a dire escluso da amnistie e provvedimenti di questo genere; possibilità che, "per fortuna", il governo etiope ha escluso, dichiarando che il fatto non è talmente grave da giustificare tale comportamento e che quindi la detenzione è già sufficiente:

"Non è un reato così grave. Inoltre, non è così diffuso come alcuni sostengono. È un crimine già punito ed il governo pensa che la pena detentiva attuale sia sufficiente".

Manifestazione annullata


omofobia in etiopia

La presa di posizione del governo ha portato all'annullamento della manifestazione e anche a dichiarazioni piuttosto sconcertanti; colui che ha organizzato tutto - Dereje Negash - ha infatti accusato la comunità gay di averlo minacciato (ma questo rientrerebbe nel suo programma di incutere terrore alla popolazione, attribuendo all'omosessualità la causa di molti mali).

"Continuerò a portare avanti la mia lotta contro la comunità gay - ha dichiarato l'uomo -. Credo Dio mi abbia affidato questo compito".

Siamo indiscutibilmente arrivati alla follia.

Via | Gayburg

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