La settimana della laicità in Italia

La settimana che si è appena conclusa può essere vista come quella del sussulto della laicità nel nostro paese.

Questa settimana per noi italiani è stata importante per la laicità: da un lato abbiamo avuto la decisione della Consulta che ha dichiarato illegittimo il divieto della legge 40 per la fecondazione eterologa e dall’altro la sentenza del Tribunale di Grosseto che ha ordinato all’ufficio di stato civile del comune di trascrivere nel registro il matrimonio tra due uomini celebratosi all’estero. Due duri colpi per la chiesa cattolica, che si vede togliere un po’ di onnipotenza in Italia. E di fatto le reazioni della chiesa cattolica non si sono fatte attendere. Per quel che riguarda la decisione della Consulta, il cardinal Camillo Ruini ha subito ribadito che non può esistere il “diritto ad aver figli” e l’Avvenire afferma che “torna il mercato della vita”. Per la sentenza del Tribunale di Grosseto, la presidenza della Conferenza Episcopale Italiana arriva a sostenere che ci troviamo dinanzi a uno strappo che mina uno dei pilastri della nostra tradizione culturale:

Il tentativo di negare questa realtà per via giudiziaria rappresenta uno strappo, una pericolosa fuga in avanti di carattere fortemente ideologico. In tal modo perfino si riducono gli spazi per un confronto aperto e leale tra le diverse visioni che abitano la nostra società plurale.

Tutte affermazioni dogmatiche, queste, e anche violente, che non tengono in alcun conto la realtà delle persone, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Come potrebbe essere la bandiera italiana in chiave queer?

A tal proposito ho trovato molto pacato e interessante l’articolo che Giuseppe Bucci, uno dei due uomini sposati a New York, ha scritto sul blog del Corriere La ventisettesima ora:

Una storia normale: mi piace pensare che quella mia e di Giuseppe sia prima di tutto questo. Capisco che per qualcuno non sia facile accettarlo, ma giuro che è proprio così, da ventisette anni.

E poi ha continuato:

Come hanno detto subito di sì i trenta amici che ci hanno seguito a New York per la cerimonia: è stato «normalmente» bellissimo (c’era persino la statuina degli sposi, in versione riveduta e corretta, in cima alla torta) con repliche a Milano e in Maremma. Certo che l’ordinanza di Grosseto (grazie prima di tutto al nostro avvocato Claudio Boccini) sta sconvolgendo la nostra normalità: ne siamo felici (ieri il sindaco di Grosseto ha ordinato la registrazione dell’atto) ma ora vorremmo davvero un po’ di calma (c’è tempo per i ricorsi, noi siamo pronti a dare battaglia). Se penso però che, qualche anno fa, dopo un incidente stradale non mi hanno permesso di assistere Giuseppe perché «non facevo parte della sua famiglia», quella calma e quella normalità sono disposto a perderle. Da subito.

Ma che ne possono sapere degli uomini che restano celibi e non hanno alcuna famiglia? Diceva bene Olivier Clement, scrittore, poeta e teologo ortodosso: quando i laici potranno tenere lezione ai preti su come vivere il loro sacerdozio, allora anche i preti potranno dire qualcosa alle persone sposate su come ci si comporta all’interno del matrimonio. Che loro – i preti – abbiano a pontificare su una materia di cui conoscono solo per sentito dire, non sta né in cielo né in terra.

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