Grandi amori: Paul Verlaine e Arthur Rimbaud

Paul Verlaine e Arthur Rimbaud

Incantato da ciò che aveva letto, da quei versi così inconsueti ed assoluti, Paul Verlaine invitò l’autore, il giovanissimo Arthur Rimbaud a raggiungerlo a Parigi ed unirsi ai celebri parnasiani. L’incontro tra i due, come ben sapete, si rivelò fatale. Per certi versi drammatico.

Verlaine fu immediatamente travolto da questo giovane dagli occhi azzurri, così indicibilmente puri da non sembrare di questa terra; succube da subito di quel suo riso sardonico, perennemente in tralice, che l’avrebbe portato dal paradiso all’inferno e dall’inferno al paradiso senza alcuna fermata intermedia. Vista la presenza della giovane moglie, Verlaine iniziò un drammatico menage a trois, tra liti furibonde, rappacificazioni e rari momenti di bonaccia. Un inferno domestico che si spezzò o meglio ancora si trasformò in un altro tipo di inferno-paradiso quando Rimbaud lo convinse ad abbandonare frettolosamente la giovane moglie e il figlio appena nato ed iniziare insieme una lunga peregrinazione attraverso l’Europa. Ma anche qui, nelle grandi capitali del vecchio continente si ripeterono le scenate, le follie dell’uno e dell’altro, gli abusi di alcol e sostanze stupefacenti.

A Bruxelles si giunse inevitabilmente al drammatico epilogo. Quello dei celebri colpi che un Verlaine in preda al delirio sparò contro l’amante, ferendolo e segnando così la fine della loro tormentata relazione. A Rimbaud non rimase allora che tornare nelle natie Ardenne; qui lontano dall’amante condannato a due anni di reclusione a Mons, Rimbaud concluse la sua opera più sublime: Una stagione all’inferno. Poi nella sua vita ci fu solo l’Africa, la diserzione della poesia e una morte prematura a 37 anni tra atroci sofferenze.

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