Vite dimenticate: Sergei, il fratello gay di Vladimir Nabokov

I fratelli Nabokov

L’ala del destino, dicono, sia cangiante e dal volo incostante. Certamente la vita di Sergei Nabokov iniziò sotto buonissimi auspici, tra gli agi e i lussi di una famiglia ben imparentata, amica di principi e generali, abituata a frequentare, a testa alta, la corte dei Romanov, ma lo scoppio della rivoluzione rimischiò le carte, costringendo i Nabokov a cercare velocemente riparo in Europa, lontano dalla patria. Dalla ricchezza. Le foto di famiglia scattate nel 1918 ci mostrano Sergei chiuso in un abito quasi luttuoso, senza la disinvoltura del fratello più grande: Vladimir, destinato a scrivere uno dei romanzi più celebri e letti del novecento: Lolita.

Eppure per certi versi quell’immagine è ingannevole. Non ci dice il vero. Dotato di una sensibilità acutissima che lo portava anche ad incespicare nelle parole, Sergei ebbe sempre la virtù del coraggio, di essere se stesso fin in fondo. Prima a Berlino, poi a Parigi il più giovane dei Nabokov, la pecora nera della famiglia (dovette scontrarsi più di una volta con la nota omofobia di Vladimir che parlerà sempre con difficoltà del fratello), incantò tutto e tutti. Dandy dal gusto eccentrico e sopraffino e cultore delle arti, Sergei divenne amico dei più grandi intellettuali dell’epoca, inclusi Gertrude Stein e Jean Cocteau.

Sicuramente gli anni francesi, quelli che gli portarono anche l’amore di Hermann Thieme, furono i più felici di tutta la sua vita, ma la follia di Hitler era ormai pronta a travolgere come un’onda assassina popoli e nazioni e per Sergei Nabokov non ci fu più scampo. Arrestato una prima volta per omosessualità dalla Gestapo nel 1941, Sergei non si arrese e cominciò una volta tornato libero a criticare pubblicamente il regime che decise allora di internarlo immediatamente in un campo di concentramento.

Qui, dicono le testimonianze dei pochissimi sopravvissuti, si prodigò in tutti i modi per i suoi compagni di sventura, a cui offriva anche il suo poco cibo. Stremato e denutrito morì nel gennaio del 1945, a pochi mesi dalla definitiva sconfitta tedesca (l’amato Hermann, sopravvissuto all’oltraggio della guerra, morirà molti anni più tardi- nel 1972).

Via | Salon

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