Il cuore è un cacciatore solitario: la tragica vita di Carson McCullers

Carson McCullers

Lo sguardo immenso sembra sollecitare un gesto o anche solo un sussurro, mentre le spalle esili da adolescente mai cresciuta sembrano piegarsi sotto il peso dell’aria. Questa è la Carson Mccullers che si affaccia dalla copertina della biografia di Virginia Spencer Carr o forse è solo l’immagine che la mia mente invariabilmente ricrea ogni volta che il suo nome fa improvvisamente capolino tra i ricordi. Il suo romanzo d’esordio Il cuore è un cacciatore solitario, pubblicato in America nel 1940, fu salutato dai critici come un capolavoro poetico e bizzarro, con il marchio vivo della genialità impresso su ogni pagina. Dalla prima all’ultima riga.

Bisessuale (molti sono i flirt che le sono stati attributi da Greta Garbo a Gypsy Rose Lee), la scrittrice decise di sposarsi comunque con James Reeves Mccullers, un ufficiale omosessuale da cui si sentiva profondamente attratta. Una storia tormentata, conflittuale che si concluderà -dopo un divorzio e una riconciliazione- con il suicidio di Reeves nel 1953. Del resto tutta la vita di Carson McCullers, l'autrice degli emarginati, dei cuori offesi, di quel gotico che affonda le sue radici nel profondo sud degli Stati uniti e ha partorito scrittori come Truman Capote e Tennessee Williams (suoi grandissimi amici), fu governata da una costellazione di astri sulfurei. Malattie ed infortuni la perseguitarono fino alla fine dei suoi giorni e nulla le fu risparmiato, quando anche lo scrivere divenne una lotta. Una corsa disperata contro il tempo.

A testimonianza di tutto rimangono comunque, oltre gli indimenticabili romanzi, gli scritti raccolti nella coraggiosa autobiografia Illumination and night glare uscita postuma nel 1999, più di trent’anni dopo la sua prematura scomparsa.

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