Scrittori froci, venite fuori!

Scrittori froci, venite fuori!

Su Saturno, l'inserto culturale de Il Fatto Quotidiano, Nicola Gardini invita gli scrittori omosessuali a uscire allo scoperto e, quasi per invogliarli, lui stesso fa una sorta di outing letterario ad alcuni celebri scrittori italiani. Secondo Gardini:

L'Italia della letteratura [...] ha sempre mandato avanti l'idea [...] che l'omosessualità è [...] un'eccezione, un eccesso, un isolato anche quando si sente parte di un giro [...] In Isherwood troviamo l'omosessuale scrittore; in Italia lo scrittore omosessuale: in quest'ordine il secondo termine può tranquillamente passare in secondo piano e il primo, lo scrittore, spiccare.

Questo passare in secondo piano l'omosessuale e incentrarsi sullo scrittore ha avuto delle conseguenze, tra cui quella di nascondere del tutto l'omosessualità dalle pagine della nostra letteratura.

Scrive Gardini:

Ma sì, pazienza se ha il vizietto; una nevrosi come tante, si sa che chi scrive è strano. Il magnifico gesto di tener la penna in mano mette in ombra tutto il resto [...]; al punto che il resto, cioè quel che la penna scrive o colui stesso che regge la penna, può essere considerato sotto altre etichette o non essere considerato affatto. Tanto la vita è una cosa, la scrittura un'altra, no?

Ecco quindi che assistiamo a tutta un'opera di purificazione: Sandro Penna? Diventa esponente di un lirismo assoluto, “capace di dire sempre la stessa cosa (irrilevante quale)”. E Umberto Saba? Alla fine è vittima di una (spudorata) campagna che ne nasconde l'omosessualità. Mettiamoci poi chi si autocensura (Palazzeschi e Comisso, per esempio) per giungere al caso più clamoroso, per dirla con Nicola Gardini, di Mario Soldati: la sua omosessualità – proclamata e non raccolta – impregna diverse opere. Ma chi ci fa caso? Da noi, nota Gardini, l'omosessualità è rappresentata da narrazioni

oscillanti tra le morbosità agresti del primo Pasolini e le narcisistiche fantasie dell'ultimo Tondelli.

Queste considerazioni stridono se si guarda all'estero: Gardini cita un testo di IsherwoodChristopher and His Kind – in cui l'autore narra la propria giovinezza vagabonda e nota che

quello che ci manca ed è mancato è il secondo termine del titolo di Isherwood, quel “Kind”, cioè la “razza”, il “gruppo”. Nel suo disarmante, sapiente candore un titolo del genere proclama che l'omosessualità non è un fatto personale, ma sociale. Ci sono io, ma ci sono anche gli altri come me [...] Non sono un'eccezione, non sono solo.

Da noi, per citare il titolo di un bel libro di Colm Tóibín, siamo ancora nell'epoca dell'amore in un tempo oscuro. E con ancora maggior urgenza si avverte l'esigenza che sempre più persone – celebri e meno celebri, scrittori o lettori (per rimanere nel tema di questo post) – facciano coming out.

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