J R Ackerley ovvero la ricerca dell'amico ideale

J R Ackerley

Di recente un nostro lettore mi ha ricordato di un libro che lessi molti anni fa con una foga inaspettata. Parlo di Mio padre ed io, l’autobiografia dove J.R Ackerley (1896-1967) descrive il suo difficile rapporto con il padre e l’atmosfera, a tratti plumbea, di un’Inghilterra ancora vittoriana. La figura stessa di Ackerley, prescindendo dal suo ruolo di scrittore, può facilmente affascinare. Di bell’aspetto, perennemente alla ricerca dell’amico ideale (una sua definizione, se non ricordo male), e dotato di un’intelligenza vibrante, sembrava allora incarnare quasi un sogno o forse, meglio ancora una suggestione adolescenziale. Ackerley non scrisse naturalmente solo del padre, ma anche del suo cane che adorava (ne fu tratto un film con Alan Bates), del variopinto maharaja di Chhatarpur di cui fu segretario personale per un intero anno e della sua prigionia in Germania durante la Grande guerra. Una vita che in realtà, dicono i biografi, fu una lunga, infruttuosa ricerca (eccetto l’amore infinito per il suo cane), che alla fine lo lascerà a mani vuote. Dolorosamente amareggiato.

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