Stefan George, dalle poesie d'amore per Maximin all'ammirazione di Hitler

Venerato come una sorta di grande mistico della poesia, Stefan George scrisse appassionate liriche d'amore per il giovane Maximilian Kronberger. Da lui affettuosamente chiamato Maximin.

Difficile trovare nel mondo della letteratura che certo non difetta di stravaganze ed eccessi di varia natura, una figura più misteriosa ed affascinante del tedesco Stefan George e di quel suo circolo ristretto di scrittori e letterati (tutti destinati a lasciare un segno nella mondo delle lettere) che lo considerava un mistico dell'arte, un aristocratico della parola o, a tratti, addirittura una sorta di sacerdote che aveva nella poesia il suo credo più alto ed esclusivo.

Poeta e traduttore tra i più importanti del Novecento ( a lui si devono le traduzioni in lingua tedesca di Dante e Shakespeare), la sua omosessualità si riversò soprattutto nelle squisite, intense poesie d'amore che scrisse per Maximilian Kronberger, un giovane che George considerava come una assoluta manifestazione del divino e chiamava affettuosamente Maximin.

Stefan George

Vera e propria gloria nazionale, il poeta rifiutò sdegnosamente non solo la presidenza della nuova Accademia delle arti offertagli da Joseph Goebbels ma con la scusa di una fantomatica vacanza lasciò precipitosamente la Germania per la Svizzera proprio mentre il governo di Hitler si apprestava a celebrare il suo compleanno. Una vacanza da cui in realtà non sarebbe più tornato. Il grande poetà morì infatti piuttosto improvvisamente a Locarno il 4 dicembre 1933.

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