In India l'omosessualità continua a essere reato

Respinto il ricorso presentato in dicembre alla Corte Suprema

Una legge che risale al colonialismo da parte degli inglesi, che rimane in vigore. Un'eredità del codice britannico, risalente al 1860 che recita:

"Chiunque abbia volontariamente relazioni carnali contro l'ordine naturale con qualsiasi uomo, donna o animale sarà punito"

Il 28 gennaio la Corte Suprema ha rigettato la richiesta del governo di rivedere un suo precedente provvedimento: un verdetto anti gay emesso già l'11 dicembre del 2013, proprio in quell'occasione gli attivisti per i diritti civili gay erano scesi in piazza per manifestare contro l'annullamento di una precedente sentenza dell'Alta Corte di New Delhi - avvenuta, invece, nel 2009 - che depenalizzava il reato di "sesso contro natura" previsto dall'articolo 377 del Codice Penale Indiano. La sentenza è stata emessa dai giudici HL Dattu e SJ Mukhopadhaya.

La decisione si introduce in un solco di discriminazioni, che gli omosessuali indiani vivono sulla loro pelle e che rischia di esporli a più serie persecuzioni. L'articolo 377 prevede multe, anni di prigione e paventa, perfino, l'ergastolo, pur non essendo ormai quasi mai applicata rimane una forma di controllo sociale e di forte criminalizzazione, esponendo alla molestia e alla minaccia, senza contare che i gay essendo formalmente fuorilegge, non hanno accesso alle cure sanitarie.

Proprio la stessa sera del 28 sono partite le mobilitazioni con una manifestazione a India Gate, il monumento ai Caduti di Nuova Delhi, simbolo degli attivisti indiani. Bisogna fare in fretta perché le opzioni sono due, o presentare un appello, la curative petion, o far approvare un emendamento dal Parlamento. L'ultima riunione, prima delle elezioni di primavera, è prevista il 5 febbraio. Ma è difficile ipotizzare una svolta, visto che i partiti che si contendono le poltrone hanno posizioni antigay.

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