Marina Cvetaeva, la poesia, l'amore e l'isolamento

La voce di Marina Cvetaeva eccentrica eppure rigorosa, mossa, eppure precisa fino a raggiungere in un solo verso la perfezione viene oggi annoverata tra le più grandi del Novecento.

Marina Cvetaeva

La sua vita ebbe una fine tragica, ma la sua poesia ci offre la testimonianza di una donna estremamente viva, appassionata, in bilico tra la disperazione e la felicità, l'amore e l'abbandono. La sua bisessualità affrontata più volte nella sua opera venne per anni sorvolata se non addirittura negata oppure, nei casi pìù felici, liquidata come cosa di poco conto.

Il suo primo grande amore fu la poetessa Sophia Parnok e la rottura tra le due venne considerata dalla Cvetaeva come la prima grande catastrofe della sua vita.

Seguirono due matrimoni, altri amori gay, la nascita di due figli e l'esilio a Parigi dove la Cvetaeva (1892-1941) venne progressivamente isolata, guardata con sospetto o freddezza anche dai rifugiati russi a causa delle simpatie filo sovietiche del marito. Il rientro in Russia fu ancora più drammatico, marito e figlia vennero arrestati ed accusati di spionaggio. L'uomo fu subito condannato a morte, mentre la primogenita della poetessa se la cavò con otto anni di internamento.

Ancora una volta isolata e senza mezzi di sostentamento la Cvetaeva decise di farla allora finita impiccandosi. Ancora oggi rimangono tuttavia alcuni sospetti sulla sua morte ed il convincimento di molti che la poetessa venne in realtà costretta ad uccidersi dagli agenti del servizio segreto russo. Voci, chiacchiere, supposizioni. Può essere. Del resto l'unica, vera certezza è la totale indifferenza dell'intellighenzia russa che la isolò, negandole fin da subito ogni aiuto, ogni barlume di speranza.

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