Il Fuorisalone delle Lesbiche a Milano: una parola che ancora spaventa?

il fuorisalone delle lesbiche a Milano

Dal 27 settembre al 2 ottobre, a Milano, si terrà il Fuorisalone delle lesbiche. Una settimana nella quale si parla e di discute di arte, letteratura, musica e cinema. Il tutto, come avrete capito dal titolo, in salsa lesbo. Katia Acquafredda, coordinatrice dell'evento, parla della situazione lesbo in Italia e del progetto che parte proprio oggi, al sito Style:

"Di solito le lesbiche sono molto underground, si ritrovano in luoghi abbastanza appartati. Questa volta abbiamo scelto delle location importanti per Milano, quasi a voler fare una scommessa e vedere se davanti a un quadro, a un bel film, alla musica, ci si può riconoscere come parte della stessa umanità. Perché davanti alle cose belle, forse, è più facile incontrarsi. Il merito, occorre dirlo, va anche alle istituzioni cittadine e agli interlocutori che abbiamo avuto"

E in merito alla comunità lesbica...

"Ancora oggi, ci vuole un coraggio da leoni per pronunciare la parola "lesbica": è un termine che in ambito pubblico dà fastidio, figuriamoci in quello lavorativo! Ma se io fossi etero al 99% e lesbica all'1% mi chiamerei lo stesso "lesbica". La vorrei dire questa parola-tabù, perché quando irrompe nella scena pubblica costringe a un ragionamento. Siamo ancora parte della stessa umanità, io e te, quando dico che sono lesbica, o pensi di non potercela fare? E perché? Ovviamente ci sono state polemiche feroci. Siamo state accusate di prendere finanziamenti pubblici, soldi che il Comune avrebbe dovuto risparmiare per l'incontro con il Papa e per le famiglie, quando in realtà abbiamo avuto solo un patrocinio gratuito"

Viene fatto notare che sui volantini delle attiviste femministe c'è ancora una distinzione tra lesbiche e donne. Perchè?

"La distinzione viene da lontano, viene da Monique Wittig, una celebre teorica lesbica femminista. Storicamente, la donna è sempre stata intesa come la compagna dell'uomo: è una parola inflazionata, che assume dentro di sé l'eterosessualità . Dire "Io non sono una donna, io sono una lesbica" significa sottrarsi al destino eterosessuale e dire che si è un'altra cosa. La distinzione serve a dire: attenzione, c'è di più, il ventaglio delle possibilità è più ampio"

Una nota di riguardo al concerto finale dell'Orchestra Verdi che suonerà le musiche di Ethel Smith, una che manifestava il suo essere lesbica nell'Ottocento e faceva la corte a Virginia Woolf

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