L’hockey su ghiaccio è lo sport più gay?

Grazie a una campagna intelligente e capillare, l’hockey su ghiaccio in USA e in Canada ha definitivamente vinto contro l’omofobia.

L’hockey su ghiaccio è lo sport più gay?

L’hockey su ghiaccio è uno degli sport più rudi del mondo (“sport rude e maschio in campo” lo definisce La Stampa) e, allo stesso tempo, dei più tolleranti. La National Hockey League (NHL – organizzazione professionistica composta da squadre di hockey su ghiaccio provenienti da Stati Uniti e Canada) è diventata la prima disciplina sportiva professionista che ha almeno un giocatore gay in ognuna delle sue squadre.

È una conquista e bisogna riconoscere il merito di alcuni tra i giocatori più rudi del mondo che sono capaci di parlare tra di loro e dire chi sono e come si sentono. Sono gli sportivi che più si preoccupano per i loro compagni di squadra e i fan di questo sport sono tra i più tolleranti del mondo.

Commenta così Gabriel Landeskog, capitano dei Colorado Avalanche, che ha ventuno anni, è eterosessuale ed è sempre al fianco dei suoi compagni che vogliono fare coming out. Gabriel Landeskog parteciperà con il suo paese, la Svezia, ai Giochi Olimpici Invernali di Sochi e assicura che lo farà per sostenere i propri compagni gay e dare un esempio di rifiuto dell’omofobia in quelle che sono considerate le Olimpiadi più intolleranti del pianeta.

La National Hockey League (che in Québec diventa Ligue nationale de hockey) è pioniera nel campo dell’inclusività, avendo realizzato una campagna per promuovere l’uguaglianza in cui i giocatori possono parlare apertamente del proprio orientamento sessuale senza che nessuno si scandalizzi.

La campagna è stata lanciata due anni fa dal padre e dal fratello del giocatore gay Brendan Burke, morto a febbraio 2010 in un incidente automobilistico. Il nome di Brendan Burke fu su tutti i giornali nel novembre del 2009 quando fece coming out, dando il via alla lotta contro l’omofobia nello sport professionistico. Il suo coming out fu molto lodato e sostenuto dai mezzi di comunicazione e anche dai fan, tanto che contribuì a generare un dibattito internazionale sul tema. Di fatto Brendan Burke è considerato un pioniere nella lotta all’omofobia nell’hockey su ghiaccio. Dopo la sua improvvisa morte, avvenuta il 5 febbraio 2010, nacque un’associazione di difesa dei diritti LGBT nell’hockey e la catena televisiva CBC gli dedicò un documentario dal titolo “L’eredità di Brendan Burke”.

La campagna a lui intitolata ha ottenuto sempre più sostegni nel corso del tempo e ora ha l’approvazione di tutte le squadre della lega, che è formata da ventitré squadre negli USA e sette in Canada. Lo slogan della campagna è: “Se si sa giocare, si può giocare”.

Via | Ragap

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