Caro D'Alema, i gay italiani chiedono il matrimonio civile!


Se in Italia - come dice D'Alema - le associazioni gay "serie" non chiedessero il matrimonio per tutti, quindi anche gay e lesbiche, chiederei di iscrivermi a un'associazione "poco seria" o ne fonderei una. Per fortuna non è affatto così! È sconcertante scoprire quanta ignoranza e superficialità allignano in un uomo che ha ricoperto incarichi pubblici di enorme responsabilità: da ministro degli Esteri a Presidente del consiglio dei ministri.

Massimo D'Alema confonde le acque e mette sullo stesso piano il matrimonio civile - l'unico riconosciuto dal nostro ordinamento - e i riti celebrati in chiesa, che dal punto di vista dello stato non hanno alcun valore, al pari di altri ogni altro rito celebrato in un tempio. Perché sia riconosciuto a livello civile, il matrimonio "in chiesa" deve essere concordatario, cioè deve contenere le formule e i passaggi stabiliti dalla legge italiana.

Le lesbiche e i gay italiani e tutto il movimento lgbt chiedono proprio di essere riconosciuti dallo stato, non da una chiesa o da qualsivoglia religione: quello riguarderà la massa dei fedeli o degli aderenti a una setta. Non riuscire a distinguere con chiarezza questi due piani è sintomo della grave confusione in cui si trova persino una parte della classe dirigente di sinistra. A destra, a parte pochi fulgidi esempi, la commistione fra piano religioso e piano pubblico è totale, come mostrano le leggi sui diritti civili approvate sotto il governo Berlusconi.È interessante leggere un intervento di Guido Allegrezza, esponente di Sel e attivista lgbt di lungo corso, che fra le altre cose sintetizza alcuni punti chiave, come le richieste del movimento lgbt in Italia.

Dopo anni di atteggiamento ondivago e di incertezze e illusioni - come i Pacs e i Dico - se c'è una cosa su cui i militanti lgbt non hanno più dubbi è la richiesta numero uno per la nostra dignità e il riconoscimento della sfera affettiva: il matrimonio civile aperto a tutti, senza distinzioni e senza discriminazioni.

Poi vengono le altre forme di convivenza - sia gay sia eterosessuali - con un grado diverso di diritti e doveri rispetto al matrimonio; e il riconoscimento della genitorialità all'interno delle coppie dello stesso sesso, innanzitutto con il riconoscimento del genitore non biologico quando uno dei due ha già figli, poi la possibilità di adottare.

Non pretenderemo meno di questo: non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo!

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