Piccolo partito musulmano dell’India chiede pena di morte per i gay

Per dei fanatici musulmani indiani, i gay e quanti li sostengono sono dei terroristi.

Stato indiano Tamil Nadu

Dopo la decisione della Corte Suprema dell’India di reintrodurre il reato di omosessualità, si sono avute da un lato proteste per la sentenza e dall’altro plausi.

A Madurai, capoluogo del distretto di Madurai, nello stato federato del Tamil Nadu (già capitale dell'antico regno Pandya) sono comparsi dei manifesti della Lega Nazionale Indiana in cui si chiedono maggiori pene per gli omosessuali, auspicando la pena di morte se necessario. In tali manifesti la Lega Nazionale Indiana (che in passato era in Parlamento ma al momento non ha rappresentanti eletti) accusa gli attivisti LGBT di abusare della libertà di espressione, visto che si sono permessi di manifestare contro la decisione della Corte Suprema. Inoltre chiede che la punizione per gli atti “contro natura” sia esemplare e preveda, cioè, la pena di morte.

Sempre secondo la Lega Nazionale Indiana l’omosessualità è contro i valori tradizionali indiani (da quel che si nota, quindi, le Leghe la pensano allo stesso modo in ogni angolo del mondo…!). Gli appartenenti a questo piccolo partito (ricordiamo che Madurai è una città con un milione e mezzo di abitanti ed è maggioranza indù; i musulmani sono una minoranza) si rivolgono quindi tanto al Governo dello stato quando a quello centrale dell’Indica e chiedono l’immediata reclusione per gli omosessuali e per quanti li sostengono, e, per questo bollano gli attivisti LGBT come “terroristi omosessuali”.

Infine, il manifesto si conclude con una citazione del Corano:

Se una società non distrugge il male che c’è in essa, invetitabilmente ne pagherà le conseguenze.

Via | Dos Manzanas
Foto | TUBS [GFDL, CC-BY-SA-3.0 o CC-BY-SA-3.0-de], attraverso Wikimedia Commons

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