
Molte volte, quando sento amici di Roma o di altre città, si pronunciano in favore di Milano e della sua libertà mentale rispetto alla tematica Lgbt. Milano, spesso, vince dal confronto con la Capitale in base alle discriminazioni: la città di Sant’Ambrogio sembra quasi essere l’Eden della comunità gay. Ma è davvero così? Io ci vivo da parecchi anni e ammetto, per mia fortuna, di non aver mai assistito ad atti o azioni di omofobia. Forse è anche per il quartiere e la zona in cui vivo (centro, nelle vicinanze di Corso Buenos Aires), ma tra vicini, persone incontrate e conosciute, nessuno ha mai mostrato sorpresa o indignazione quando hanno saputo della mia omosessualità.
Non dipende sicuramente solo dal luogo ma anche dalla fortuna, su questo siamo d’accordo. Perchè questa lunga premessa? Per raccontarvi del pensiero dell’assessore Majorino che, intervistato da Klaus Davi e come riportato dai colleghi di 02blog, ha espresso la sua apertura nei confronti del popolo Lgbt e contro ogni genere (qualsiasi) di discriminazione. Il suo pensiero riportato evidenzia una bocciatura di un quartiere apertamente gay (è contrario ai ghetti, a piccoli quartier nel quale limitare la vita e movida gay). E consiglia alla comunità gay di emergere per far arrivare Milano ad un livello di metropoli come quella di New York.
Infine, un interessante appello agli stilisti di moda: è ora che dicano quello che pensano e che si sveglino di questo argomento. Partendo dal fatto che, se qualcuno di voi è di Milano, Porta Venezia è una zona abbastanza gayfriendly, siete d’accordo con l’opinione dell’assessore Majorino? O vorreste che, in ogni città, piccola o grande che sia, ci possa essere una piccola zona o un quartiere apertamente gay?
Alessandro Maggi
03 set 2011 - 14:26 - #1Se si parla per concetti astratti anche io sono contrario alla creazione di veri e propri quartieri gay come ai bollini gay-friendly per gli esercizi commerciali. In una società aperta alle diversità e contraria ad ogni tipo e forma di discriminazione non se ne dovrebbe sentire l’esigenza.
Purtroppo però, questo discorso puramente teorico si scontra con la realtà di vivere in un paese che in quanto a materia di omofobia e discriminazioni non sta facendo niente, anzi se è possibile alimenta e tacitamente giustifica certi tipi di atteggiamenti di chiusura alle diversità.
Ed è per questo che mi trovo a dire che non solo i quartieri gay e i bollini gay-friendly devono esistere ma in questo preciso momento storico sono una NECESSITà per tutta la comunità queer residente in Italia e per tutta l’altra parte della comunità che viene nel Bel paese in vacanza, magari arrivando da situazioni molto più evolute e aperte e non ha di certo più voglia di sentirsi limitata e intimorita.
Storicamente i quartieri gay sono serviti alla comunità per incontrarsi, conoscersi, fare gruppo e reagire ad un sistema politico e ad una società che non li accettava. Da lì sono nate le rivolte e le battaglie che hanno portato poi il mondo queer al raggiungimento di diritti civili. Ben Venga quindi un quartiere gay a Milano, uno a Roma, uno a Napoli Bologna , firenze e in ogni città dove se ne senta l’esigenza.
breather
03 set 2011 - 15:01 - #2Io sono favorevolissimo ai quartieri con spiccata vita lgbt.
Se sono concepiti in modo corretto, cioè non come recinti in cui appunto confinare la visibilità e la movida gay ma come zone in cui la visibilità e la movida lgbt raggiungono i massimi livelli, non mi sembrano niente di male anzi.
Ogni volta che salta fuori la tiritera falsa trita e ritrita secondo cui un quartiere ad alta concentrazione di locali e iniziative lgbt sarebbe un qualcosa di negativo e persino limitante per i gay stessi… sento puzza di arrampicata sui vetri -assai risibile devo dire- per cercare di evitare di portare Milano a essere come le altre grandi città europee, vedi Barcellona Madrid Londra ecc… cosa che di sicuro sarebbe scomoda nei rapporti politici con le gerarchie.
Su questo però non voglio giudicare Majorino.
Majorino lo voglio giudicare sulla promessa del Registro delle Unioni Civili.
Promessa scritta nero su bianco nel Programma con cui sono state vinte le elezioni.
E che Majorino negli scorsi mesi ha dimostrato di ritenere carta straccia.
Milano avrà il Registro (magari con pari diritti come a Firenze!) o seguirà Padova e Torino nel ribadire la legge NAZIONALE su famiglia anagrafica e relativi certificati e attestati in vigore da ben 22 anni (vedi decreto n. 223 del 1989 artt 4 e 33)?
steno88
03 set 2011 - 16:30 - #3UN LOCALE, UN QUARTIERE, UNA LIBRERIA GAY FRIENDLY NON SONO PER I GAY MA PER TUTTI!
Il fatto che ci siano luoghi in cui la cultura gay (che in Italia si fa molta fatica a riconoscere) faccia da sfondo o da tema non ne fa luoghi solo per i gay. Etero, venite nei locali gay, così non saranno dei ghetti come pensano i nostri politici.
Marcello M
03 set 2011 - 17:03 - #4La cultura gay più grande è quella che riesce a parlare a tutti, come ogni cultura.
Pensate a True Blood (la serie TV), Desperate Housewives, Angels in America, Pasolini, etc….
Detto questo io penso che centri di aggregazione per gay debbano essere aperti a tutti (sopratutto quelli culturali, non dico i bagni termali), in ogni quartiere di ogni città. Non mi piace l’dea di un solo quartiere dedicato ai gay (lgbt in genere), anche se in certi quartieri ovviamente la presenza dei gay sarà maggiore e anche in certe città. Comunque i centri culturali non devono dipendere eccessivamente dalle autorità pubbliche, perché così perdono autonomia e dignità.
masv
03 set 2011 - 18:56 - #5‘in favore di Milano e della sua libertà mentale rispetto alla tematica Lgbt’
grazie. ho riso leggendo questa frase.
Sarebbe bello che i siti gay italici la smettessero di riferirsi a quell’intervistatore dandogli una pubblicità che non merita.
Sul contenuto: e questo sarebbe un assessore di ’sinistra’?!?
Non ho nessuna intenzione di commentarlo salvo per dire 3 cose:
1) Non sta a lui decidere cosa facciamo noi Gay.
2) BRAVO Steno88 per la prima parte del tuo commento.
3) Marcello M: Fai bene a vivere qui allora. In questo paese non paese dove non c’é cultura gay. Non c’é un movimento gay. I locali gay sono pochi e molti in via di chiusura. Dove le persone LGBT non hanno UNO straccio di diritto civile e dove non corri certo il rischio di imbatterti in quartieri Gay.
SpecialK
04 set 2011 - 10:12 - #6Sono d’accordo pure io con Steno… Non a caso i locali gay quando funzionano diventano richiamo per gli etero. Parlare di ghetto perché una zona concentra un paio di locali mi sembra ecessivo: non abitiamo mica sopra i locali!
Stilisti ci avete rotto er c…. Vate sto coming out la mamma vi vorrà bene lo stesso!
Marcello M
04 set 2011 - 12:30 - #7Caro masv condivido le tue idee, ma forse hai frainteso il mio pensiero, oppure io mi spiego da cane.
Io voglio che la comunità gay abbia propri centri di aggregazione da dove cominciare il dialogo con la realtà circostante, dobbiamo parlare alla società, non separarci da essa, i politici spesso e volentieri sono interessati al loro ritorno elettorale, per questo dobbiamo parlare alla società, poi i politici seguiranno i loro elettori, così accade nei paesi moderni e non concordatari.
P.S.: i ghetti o quartieri “dedicati” mi sembrano una cosa un po’ triste.
masv
04 set 2011 - 13:22 - #8@Marcello M: No. tu non condividi affatto le mie idee.
Trovo orripilante molto di quello che hai scritto ma non voglio perdere tempo rispondendoti…sarebbe inutile quindi ti rimando al mio commento precedente.
breather
04 set 2011 - 13:57 - #9Tutto qui nasce dalla falsa, falsissima, equazione: quartiere ricco di locali gay = posto in cui viene recintata la visibilità e movida gay.
Riguardo a Milano, sul sito del Comune ho trovato le info su come richiedere ed ottenere il certificato di famiglia anagrafica, come ordina la legge italiana. Le ho trovate nella sezione dedicata ai certificati che il Comune è incaricato di rilasciare.
“CERTIFICATI: COSA SONO E A COSA SERVONO
Certificati Anagrafici, certificati ed estratti di Stato Civile
I certificati anagrafici, gli estratti e i certificati di stato civile possono essere richiesti da chiunque, anche se intestati ad altre persone. Vengono rilasciati presso tutti gli sportelli anagrafici o tramite il servizio di recapito a domicilio.
- Certificato contestuale: …
- Certificato di cittadinanza: …
- Certificato di esistenza in vita: …
- Certificato di residenza: …
- Certificato di stato libero: …
- Certificato di stato di famiglia: è il certificato che attesta la composizione della famiglia anagrafica dell’intestatario. Costa Euro 0.26 in carta libera (occorre dichiarare una causa di esenzione prevista dalla legge) oppure Euro 15.14 in bollo.
- Certificato ed estratto di nascita: …
- Certificato ed estratto di matrimonio: …
- Certificato ed estratto di decesso: … ”
VEDI LINK http://goo.gl/VJ9pu
La legge italiana prescrive:
L’ufficiale di anagrafe rilascia a chiunque ne faccia richiesta … i certificati concernenti la residenza e lo stato di famiglia. Ogni altra posizione desumibile dagli atti anagrafici … può essere attestata o certificata … dall’ufficiale di anagrafe d’ordine del sindaco.
Vedi Decreto n. 223 del 1989 - articolo 33 - LINK http://goo.gl/drwYf