Vent'anni di “Fragola e cioccolato”, il film più gayfriendly dei Caraibi

Vent'anni fa usciva nei cinema il film “Fragola e cioccolato”: per la prima volta un film cubano trattava l'omosessualità e l'omofobia in maniera seria, senza stereotipi.

È di questi giorni la notizia che a Cuba è stata approva la prima legge che difende i diritti umani delle persone omosessuali. Una legge storica, bisogna sottolinearlo. Il nuovo Codice del Lavoro di Cuba, infatti, ha un articolo che così recita:

Ogni cittadino che è nelle condizioni di lavorare ha diritto ad avere un lavoro nel rispetto delle esigenze dell’economia e della sua scelta, tanto nel settore statale che in quello non statale; senza discriminazione basata sul colore della pelle, sul genere, sul credo religioso, sull’orientamento sessuale, sull’origine o qualunque altra distinzione lesiva della dignità umana.

Tale articolo giunge proprio nei giorni in cui si compiono vent’anni del film Fragola e cioccolato, vera e propria pietra miliare per quel che riguarda il rispetto delle persone LGBT a Cuba e nell’America Caraibica in genere. Cuba, infatti, come tanti altri paesi latini, ha una lunga tradizione “machista”. I gay sono stati perseguitati da Fidel Castro e accusati di essere controrivoluzionari. La legge di pericolosità del 1979 stabiliva che l’omosessualità era da considerarsi condotta antisociale. È in questo clima di intolleranza della fine anni Settanta e inizi anni Ottanta a L’Avana il regista Tomás Gutiérrez Alea ambienta la storia di amicizia tra Diego, un artista omosessuale e religioso, e Davide, un giovane studente eterosessuale e comunista. Fragola e cioccolato si è aggiudicato un Orso d'argento al Festival di Berlino del 1994 e un Teddy Award per le tematiche GLBT trattate. Inoltre nel 1995 è stato candidato all'Oscar come miglior film straniero.

Fino ad allora i personaggi LGBT non erano presenti nel cinema o nella televisione cubana e, nel caso i cui apparissero, rivestivano ruoli secondari e stereotipati. Con Fragola e cioccolato l’attore Jorge Perrugorría divenne famoso in tutto il mondo grazie al suo ruolo che metteva in primo piano i problemi dell’omofobia, dell’intolleranza e del rispetto. Sono trascorsi vent’anni da allora e questi aspetti sono ancora attuali (basti pensare all’Uganda, alla Russia, all’India e, purtroppo, anche all’Italia…)

Cos’è cambiato in questi venti anni a Cuba? “Sebbene ci siano ancora pregiudizi culturali difficili da cambiare, gli omosessuali al momento vedono Cuba come un paese molto più tollerante”, sostiene Perrugorría.

Quest’anno Perrugorría ha diretto il suo terzo film, sempre a tema gay. Fatima o il parco della Fraternità è ispirato a un racconto dello scrittore cubano Miguel Barnet e racconta in retrospettiva l’evoluzione di un bambino che conosce la prostituzione e il travestitismo. Un ruolo “che affascina” per via del suo “ottimismo contagioso”, secondo Perrugorría. Il film uscirà al cinema nell’estate 2014 e ha come protagonista Carlos Enrique Almirante.

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