Sybille Schmitz, la diva che ispirò Fassbinder

Il suo mito tragico affascinò anche Rainer Werner Fassbinder. Il suo film "Die Sehnsucht der Veronika Voss" del 1982 ripercorre infatti l'ultimo periodo della vita della celebre diva del cinema tedesco.

Sybille Schmitz

Un nome quello di Sybille Schmitz che evoca subito pellicole leggendarie come "Vampyr" diretto dal danese Carl Theodor Dreyer nel 1932 o "The Master of the World" girato esattamente due anni dopo. Film che diedero alla Schmitz una grande popolarità. Dotata di una bellezza esotica, lontana anni luce dagli stereotipi della maliarda bionda e algida del cinema nordico, l'attrice ebbe un grande impatto sul pubblico di quegli anni, tuttavia l'arrivo del Nazismo, i suoi dissapori con Joseph Goebbels e non ultima la poca simpatia che l' organo preposto al controllo del cinema tedesco nutriva nei suoi confronti, la relegarono progressivamente a ruoli di femme fatale, di straniera dallo sguardo di fuoco e dalla camminata felina.

Neanche la caduta di Hitler migliorò però la sua situazione. Finita la guerra, il nuovo cinema tedesco cominciò a guardarla in tralice per altri motivi. Le si puntava il dito contro per i suoi film girati sotto la dittatura, per la sua vita troppo disordinata (alcol e droga erano un suo punto debole), per quella sua bisessualità vissuta e consumata in modo troppo aperto e disinvolto. Nulla le veniva perdonato.

Il 13 Aprile del 1955 la diva, incapace ormai di reagire, si tolse la vita, ingerendo una dose massiccia di sonniferi. Una morte che venne definita misteriosa a causa della presenza sinistra di Ursula Moritz, un medico dai metodi poco ortodossi e puliti, con cui l'attrice viveva a Monaco. La condotta della donna venne anche indagata dalla polizia, ma la morte della Schmitz venne poi ufficialmente archiviata come suicidio.

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