Il cuore libertario di Rainer Werner Fassbinder

La sua morte improvvisa nel 1982 ha privato il cinema (non solo tedesco) di un talento visionario che si nutriva solo di libertà.

Rainer Werner Fassbinder

Per molti la sua morte (causata da un mix di cocaina e sonniferi quando il regista aveva solo 37 anni) ha segnato la fine del Nuovo cinema tedesco. In vita il suo genio ha causato sì indignazione e tumulto, ma anche una ammirazione sconfinata. Un applauso lungo e scrosciante in Europa come in America.

La sua visione libertaria dell'esistenza e dell'amore ci ha lasciato in eredità film importanti come "Il matrimonio di Eva Braun", "Le lacrime amare di Petra Von Kant" e il celeberrimo "Querelle", tratto dall'opera di Jean Genet. Vere e proprie pietre miliari del cinema del novecento che testimoniano di un talento straordinario, in lotta con i principi perbenisti della borghesia e portatore di una visione assolutista dell'amore e della libertà.

Moti e sentimenti che non solo la società, ma l'individuo stesso, diceva il regista, chiude e delimita. La breve vita di Rainer Werner Fassbinder fu tormentata, a tratti furiosa e la sua profonda inquietudine lo portò a crearsi una famiglia sui generis, fatta di attori, tecnici e personaggi in chiaroscuro. Un conflitto di emozioni, di bisogni e sogni che lo portarono prima verso, poi dentro ed infine, con un colpo di mano, oltre il baratro.

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