Parla con Queerblog: "Scomparire dalla faccia della terra non ne vale la pena, MAI!"

Ecco le parole di un nostro lettore che ci ha scritto: la sua esperienza può servire a molti

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Un peso, un incubo, un segreto, una ferita. Questi erano alcuni dei modi in cui vedevo il mio essere gay, un segreto che avrei dovuto portare con me fin nella tomba senza alcuna via di scampo.

Inizia così la mail che un nostro lettore ci scrive per parlare della sua esperienza. Anche voi ovviamente siete invitati a farlo, per parlare di voi, per chiedere un parere ai lettori o semplicemente per sfogarvi per una vostra situazione personale. La nostra mail è sempre disponibile per voi. Ma torniamo al nostro lettore e al suo racconto su come sia riuscito ad accettare e vivere felicemente con la sua omosessualità. Un cammino inizialmente non semplice

Immaginavo la mia vita in solitudine perché era la soluzione più plausibile e razionale a quel tempo. Il terrore che qualcuno potesse avere il minimo dubbio sulla mia eterosessualità mi dilaniava, notti insonni, stratagemmi per apparire come la famiglia, i cugini, gli zii e qualsiasi altra figura sociale mi immaginava.

La paura cresce col passare del tempo e la società sembra quasi imporre degli standard da seguire e che non ci appartengono. A quanti, purtroppo, è successo?

Paranoia. Tanta paranoia, per un mio atteggiamento ambiguo, per qualche parola di troppo o in meno, commentare le ragazze, uscirci e provarci perché il mondo me lo chiedeva. Così sia. Passava il tempo e credendo sopiti gli interessi verso i ragazzi, felicemente guardavo il mondo dall’alto della mia normalità: non avevo nulla contro i gay ma io non lo ero, tutto qui, era così semplice.

Ma non si può fingere di essere chi non si è. E prima o poi ci si deve confrontare con se stessi:

Dopo qualche mese all’improvviso la gaiezza tornava più prepotente di prima. Disastro. Era come il mito di Sisifo, ogni volta ricominciavo daccapo a rimettere insieme i pezzi della mia sessualità e dei miei sentimenti. Come se non bastasse succede che m’invaghisco di un mio compagno di classe che ovviamente era il modello dell’eterosessualità a cui dovevo e volevo necessariamente tendere e qui il dramma era raddoppiato: 1) non avevo speranze con lui, 2) perché lui è normale ed io no? Cercavo conforto nella letteratura ed una giustificazione poetica alla mia tristezza atavica che oggi chiamerei “passeggero oscuro” al liceo più sofisticatamente la chiamavo alternativamente L’étrange blessure o Spleen. Essere depresso aveva un suo significato alto e quindi andava bene così, sarebbe stata la mia condizione esistenziale. C’è chi ha gli occhiali, chi perde i capelli, chi ha malformazioni congenite…io avevo una malformazione del desiderio, un’anomalia sessuale, un disturbo del cuore.

Poi ecco arrivare il momento della presa di coscienza. E il mondo smette improvvisamente di fare così paura. Si trova la forza di affrontare se stessi, si comprende che tutto non è così difficile e spaventoso. E si ha il coraggio di rivelarsi, di fare coming out e di trovare persone che si amano e che ti vedono sempre come quello di prima:

Il cammino verso la “guarigione” è stato un percorso per conoscermi e conoscere gli altri e abbastanza veloce, nel giro di due anni ogni barriera si è frantumata. Ho avuto la fortuna di avere anche un ragazzo con il quale sono riuscito a limare le paure residue e ad accettarmi fino in fondo. So che la mia è forse una delle storie meno travagliate e tragiche (per fortuna), i miei genitori non mi hanno buttato fuori di casa o picchiato, anzi devo ammettere che la loro comprensività mi ha molto sorpreso, ma la sofferenza di certi momenti è uguale per tutti ahimè!

Infine, l'invito condiviso e sincero di non arrendersi, di non cercare nella solitudine, nella negazione o, peggio ancora nella morte, le uniche vie di fuga.

Scrivo queste parole solo per dire a chi non ne può più di vivere nella paura e che pensa che l’unica via sia scomparire dalla faccia della terra, che non ne vale la pena, MAI! Trovate degli amici che vi vogliano bene sul serio, saranno loro la vostra rete di sicurezza, per qualsiasi cosa. È bellissimo poter condividere con amici e colleghi anche questa parte della vostra vita, vivrete meglio e avrete fatto fuori ansie che non hanno ragione di esistere. Non negate al mondo la vostra presenza, se non volete farlo per voi stessi, fatelo per quel qualcuno che ha bisogno di conoscere proprio voi, perché farlo aspettare invano?

Ringraziamo il nostro amico per le belle parole che ci ha scritto e per l'esempio, fortunato ma anche guadagnato, di chi nella vita non vuole sottostare a delle stupide regole e vuole esser semplicemente se stesso. Bello quanto è.

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