L'oltraggio di Fano: la bisessualità violenta di Pier Luigi Farnese, duca di Parma e Piacenza

Figlio di Papa Paolo III, Pier Luigi Farnese, destinato a morire di morte violenta per mano dei suoi feudatari, si macchiò di atti turpi come lo stupro del vescovo di Fano.

La famiglia dei Farnese trovò nella bellissima Giulia, sorella del futuro Paolo III, la pedina giusta per ingraziarsi il focoso e carnalissimo Alessandro VI e passare così dalla signoria delle fertili ma nel complesso modeste terre attorno al lago di Bolsena a qualcosa di più vasto e, indubbiamente, di più ghiotto. L'occasione decisiva arrivò solo però qualche tempo dopo con l'elezione al trono di San Pietro del cardinale Alessandro, vero artefice delle fortune della famiglia.

Con il nome di Paolo III, il nuovo papa, senza perdere neppure un momento, iniziò a promuovere gli interessi dei propri congiunti, primo fra tutti quelli dell'amato figlio Pier Luigi (1503-1547). Per lui, il pontefice diede naturalmente il meglio di sé, creando nella ricca terra d'Emilia il ducato di Parma e Piacenza (destinato a rimanere saldamente nelle mani della famiglia Farnese per quasi due secoli). In quegli anni infuocati e perennemente in bilico tra guerre ed invasioni, la nomea di Pier Luigi era del resto già stata macchiata da accuse innominabili. Voci nere. Anzi neressime. Quella sua omosessualità, comprovata ormai da diversi documenti storici, seguiva strade violentissime ed impulsi a dir poco tempestosi.

Al futuro duca, ci dicono i cronisti dell'epoca, erano già state mosse accuse gravissime come lo stupro del giovane vescovo di Fano che il Farnese, dopo essere stato rifiutato, aveva fatto legare per poter dar così sfogo a tutta la sua incontenibile lussuria. Ma non solo, in quella atmosfera cupa, si levò anche la voce autorevole dell'ambasciatore fiorentino che in una lettera datata 14 gennaio 1540 raccontava come il figlio del papa avesse ordinato alla polizia romana di rintracciare un giovane che, sdegnosamente, si era sottratto alle sue profferte. Della morte di Pier Luigi, avvenuta anni dopo lontano da Roma, qualcuno, senza troppi peli sulla lingua, dirà "morì male così come era vissuto".

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