Essere gay è bellissimo: la lettera su Repubblica

Ecco alcuni passaggi della lettera apparsa sul quotidiano

Bandiera rainbow

L'essere gay, in Italia, è spesso associato anche ad una sensazione di preoccupazione o di timore. Lo dimostrano i casi di cui troppo spesso leggiamo: omofobia improvvisa, atti di violenza, giovani ragazzi che non reggono più il peso di sentirsi "sbagliati" e decidono di farla finita, l'unico modo adatto per porre fine a quel dolore e quella sofferenza interiore che provano.

Oggi, su Repubblica, è apparsa una lettera molto toccante scritta da Carlo Giuseppe Gabardini. Ve ne riportiamo alcuni passaggi. E parte proprio da un assunto fondamentale: la normalità di essere omosessuale o eterosessuale, senza alcuna differenza:

"CARO ragazzo gay, o bisex, o indeciso o boh, la vita è durissima, spesso è uno schifo, ma la propria identità sessuale non può mai essere un motivo per deprimersi, farsi del male, uccidersi. Scusami se ti scrivo, ma io ho bisogno di dirti una cosa: essere gay è bellissimo. Non è una colpa, non è un atteggiamento che uno sceglie, è normale tanto quanto non esserlo"

L'uomo parte dal paragone tra due squadre di calcio. Come se essere gay fosse un team, essere etero un altro. Il trucco principale e fondamentale è amare la propria squadra di appartenenza, sentirsi speciali e importanti, senza alcuna differenza. Anche a costo di discutere- come avviene nella vita quotidiana- e prendere le dovute conseguenze:

"Ma se tu finalmente ti convinci di essere nella tua squadra del cuore, la più splendente perché meglio definisce i tuoi gusti sessuali, beh, allora che ti frega che — quasi sempre per invidia — quelli di altre squadre ti prendano in giro? Se sono dell’Inter e un milanista mi urla «nerazzurro di merda» io me ne faccio un vanto e magari gli rispondo pure «dimmi, pallosissimo etero!». Poi, ovvio, se vuole menarmi e magari sono pure più di uno, scappo, e se mi fanno del male o anche solo minacciano di farmelo, sporgo denuncia"

Si incontrerà sicuramente qualcuno, nel corso della propria vita, convinto che essere omosessuali sia una malattia o qualcosa di sbagliato. Ma l'errore è solo di chi lo pensa e non deve provarlo chi, purtroppo, deve ascoltare simili esternazioni stupide. E non deve fare l'errore di sentirsi male per quello:

"Se invece dopo le parole stupide di uno stupido vado a casa a piangere, e penso che farmi del male possa in qualche modo curarmi da questa terribile malattia che è «amare chi amo ed essere quello che sono», sto facendo il gioco dello scemo, e così lui non capirà mai che quello che ha bisogno di essere curato è lui, e penserà addirittura d’aver vinto."

Infine, il coming out, una notizia che non dovrebbe essere tale e che viene rivelata con la semplicità e la delicatezza umoristica migliore:

"Io della mia omosessualità non parlo mai perché penso che non sia una notizia. Ma se la non-notizia di esser gay, nel momento in cui viene dichiarata da tutti i gay, può salvare anche solo un ragazzo dal proprio proposito di suicidio, beh, allora lo dico: io sono gay. E come dice una mia ex fidanzata, è anche per questo che sono adorabile"

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