
“L’aggressione a Paola Concia è sconcertante ma si tratta di un episodio che non può far delegare ad altri una responsabilità che è di ognuno di noi, perché tutti noi dobbiamo combattere per contribuire a creare quel clima di distensione e solidarietà per rendere Roma una città sempre più inclusiva. Fermo restando che per fare questo ci vuole uno sforzo comune per superare gli steccati ideologici: serve la partenza dell’Osservatorio contro le violenze e l’omofobia, con il coinvolgimento delle associazioni, del sindaco e di tutti gli organi e gli attori sociali pertinenti ed urge la legge contro l’omofobia, chiesta ormai all’unanimità da una pluralità di attori politici. Per primi Paola Concia e Gianni Alemanno”
Commento di Imma Battaglia, presidente del Gay Project, successivo all’aggressione di Paola Concia (di cui vi avevamo parlato) e in merito al clima di intolleranza che si respira a Roma e in molte città d’Italia. Ed è proprio lei, la Concia, nominata come simbolo di collaborazione per una legge contro l’omofobia, accanto a quello di Gianni Alemanno. Sì, proprio il sindaco di Roma sotto la bufera per i tagli dei fondi ai malati di Aids, per aver proposto minore appoggio ai gay e ai single avvantaggiando le famiglie tradizionali e per aver difeso il Papa contro i manifesti offensivi del Gay Pride.
Inutile sottolineare come le parole della Battaglia abbiano creato polemiche nel mondo Lgbt italiano…
Via | Libero
Imma Battaglia
03 mag 2011 - 15:59 - #1Cari amici,
da quando Paola Concia è stata aggredita, sono riesplose le polemiche da parte di esponenti del movimento lgbt, alcune delle quali mi vedono protagonista. Non è nel mio stile fomentarle, quanto piuttosto chiarire pubblicamente la mia posizione affinché venga compresa, quando é evidente che viene contestata aprioristicamente e per motivi ideologici.
Io ho iniziato nel 1988 a conoscere il mondo gay, trovandomi catapultata in una realtà conformista, manichea, che ubbidisce a dinamiche molto lontane dal mio percorso e dal mio carattere: indipendente, ribelle, insofferente alle ideologie e ai comportamenti di massa, nella vita ho sempre cercato il mio pensiero, la mia critica, la mia idea. Continuo a farlo oggi, come presidente di DiGay Project e come attivista dei diritti civili. Credo fermamente - in questo istante come ieri, in tutte le battaglie che ho portato avanti con l’indipendenza del pensiero e del cuore - che la questione gay debba essere depurata dagli schieramenti ideologici, debba uscire dall’eterna e immutabile visione manichea che contrappone la destra e la sinistra italiane. Dobbiamo evolverci da questi perversi meccanismi che ostacolano il dialogo e il cammino dei diritti, soprattutto in una città come Roma. Con questi principi ho sempre portato avanto il mio pensiero e la mia azione politica liberale. Molto tempo fa io ho fatto una scelta di cui vado fiera. La scelta di restare in ascolto dell’altro, di tenere aperto il dialogo, di giudicare rinunciando a categorie aprioristiche, di mantenere viva la luce dell’indipendenza intellettuale. Cogito ergo sum. Seguo da sempre questa guida. Per questo non concedo a nessuno deleghe in bianco, né mi schiero abbracciando in toto un pensiero politico. Resto vigile e indipendente e ferma sulle questioni importanti. E - vi assicuro -saranno presto di ben diverso livello i drammi epocali su cui tutti saremo chiamati a confrontarci: una crisi economica, sociale e ambientale senza precedenti, di fronte alla quale le nostre battaglie appariranno quisquilie. Solo allora forse capiremo che é tempo di mettere da parte le ostilità e le polemiche sterili. Di ascoltarci e di capirci. Di venirci incontro. Di ricominciare a pensare con la nostra testa e non secondo i dettami mediatici. Di riscoprire insieme una parola che deve smettere di incuterci terrore. Che deve restituirci il valore e il senso della vita di relazione in un contesto sociale. Che ci sollevi dall’errore di discriminare gli altri in nome delle battaglie per i nostri diritti. Che ci affranchi dal materialismo sfrenato restituendoci ad una dimensione più umana.
Quella parola si chiama libertà.
Imma Battaglia, presidente DiGay Project