Intervista. Andrea Pini presenta a Queerblog “Quando eravamo froci”


Il 2012 sarà importante. Il prossimo anno il movimento omosessuale italiano compie 40 anni. Nel 1972 nasceva il F.U.O.R.I, il Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano. Questa parte della storia è come la sabbia. Tutti sanno che esiste ma in pochissimi la usano per dare un senso del presente. In Italia il revival cannibalizza la memoria.

La paralisi della penisola non andrebbe solo conclamata. Chi si occupa di storia dovrebbe spiegarci quando e perché ci siamo bloccati. Con Andrea Pini abbiamo parlato di questo stallo. Andrea è un insegnante che per molto tempo ha fatto parte del movimento omosessuale italiano. Da qualche anno prova a sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso le ricerche storiche. Dopo aver pubblicato Omocidi (Stampa Alternativa) ha scritto Quando eravamo froci (Il Saggiatore).

Perché non fai più politica attiva con le associazioni gay?
Un po’ mi ero anche stancato. Tieni conto che io ho cominciato nel ’79. Ad un certo punto mi sono interessato più alla scrittura, all’inchiesta e al recupero della memoria. Certamente il panorama del movimento gay italiano non mi ha mai entusiasmato. L’ho trovato sempre incredibilmente frammentato, rissoso, pronto a colpire alle spalle come se il nemico fosse l’altro omosessuale che si occupa di una cosa leggermente diversa dalla mia. Io ho sempre pensato che i nostri nemici sono la Chiesa, il Vaticano, le istituzioni omofobe e la mancanza di cultura.

Nel 2012 il movimento omosessuale compie 40 anni. Cosa è cambiato in meglio e in peggio?
È cambiato tutto in meglio. La società italiana è progredita e si è adeguata ai cambiamenti avvenuti in altre parti. Oggi un giovane sa di non essere l’unico gay al mondo. Gli omosessuali della nostra generazione hanno avuto questa paura. Io sono nato a metà degli anni Cinquanta. Quando mi sono affacciato ai primi turbamenti io pensavo di essere l’unico gay al mondo.
L’omosessualità vive nelle barzellette e durante la notte di nascosto nei giardini pubblici. Tutto è cambiato anche se non possiamo dire di essere all’avanguardia.

Sei padre?
No.

Ti manca un figlio?
L’ho pensato in alcuni momenti. Tieni conto che l’omogenitorialità è un’idea piuttosto moderna. In Italia esiste da meno di vent’anni. Prima era impensabile. Non c’era nessuno che lo facesse. Era un’idea che all’epoca io allontanavo da me senza troppa difficoltà. E’ stata una rinuncia condizionata da una difficoltà sociale. Non è stata una rinuncia libera e totalmente scelta.

Perché il tuo ultimo libro si intitola Quando eravamo froci?
È un bel titolo perché non passa inosservato. L’uso della parola frocio non è gratuito ma mirato. Si riferisce ad un’epoca storica che in gran parte non esiste. Un’epoca in cui essere omosessuale era un fatto totalmente clandestino. I gay esistevano ma non si chiamavano gay. Si chiamavano invertiti. Solo dopo il 1969, anno della rivolta di Stonewall, la parola gay iniziava a diffondersi lentamente in Italia.

Secondo un luogo comune la sinistra è la parte politica più gay-friendly. Nel tuo libro spieghi che questa credenza non ha radici storiche. Il partito comunista non si è battuto per l’emancipazione degli omosessuali.
Nel dopoguerra il Pci aveva una morale e un’etica che non si differenziava quasi per niente da quella della Democrazia Cristiana al potere. Gli stereotipi sulla famiglia erano appoggiati da tutti i partiti, dai sindacati e dalla maggioranza degli intellettuali. Il primo intellettuale a rompere questo schema è stato Pasolini che ha pagato di persona. Pasolini è stato cacciato dal Partito Comunista quando fu beccato in una situazione leggermente hard con dei ragazzini. La cosa finì sui giornali e lui fu espulso dal partito. Il Pci era bacchettone, moralista e lontanissimo da qualsiasi battaglia sociale. Anche con le donne si comportava in questo modo. Poi ha iniziato a cambiare come un pachiderma che si è svegliato da un letargo secolare. Per tutti gli anni Settanta il Partito Comunista non ha mai affrontato la tematica omosessuale ma anche successivamente ha avuto un’enorme difficoltà anche solo a pronunciare la parola gay, la parola omosessuale in un dibattito pubblico. Io sono sicuro che le vecchie dirigenze dell’attuale Partito Democratico fanno ancora fatica a pronunciare la parola omosessuale. Soltanto nella seconda metà degli anni Ottanta l’Unità ha iniziato a pubblicare lettere di iscritti comunisti o ex comunisti che denunciavano le difficoltà di essere gay nel partito di massa.

Nel libro un intervistato racconta che Massimo Ranieri ha avuto una relazione con un importante regista ancora in vita. Chi sono gli altri omosessuali che oggi si nascondono?
È pieno di personaggi che hanno fatto dell’ambiguità la loro fortuna a cominciare da Renato Zero o dal sarto Valentino. Nessuno di loro ha mai fatto un vero coming out. Renato Zero è davvero il massimo. Faceva il travestito negli anni Settanta. Era frocissima. Io ho conosciuto persone che sono state a letto con lui. Tutti sanno che non ci sono dubbi sulla sua identità sessuale ma se tu gli fai la domanda chiara lui ti dice che ama le donne. Un altro nome che gira nel mio libro è quello di Alberto Arbasino. Negli anni Ottanta Arbasino ha dichiarato di essere omosessuale ad Advocate pensando che quell’intervista non arrivasse mai in Italia. Io stesso l’ho contatto per intervistarlo. Mi ha risposto con un gentile diniego perché lui non vuoi essere tirato dentro in un libro in cui si parla apertamente di storia dell’omosessualità.

Per il libro hai intervistato Mario Chinazzo. Chi era?
È un signore che è stato nella marina militare tutta la vita occupando anche di Intelligence. Il percorso della sua omosessualità è stato molto lento. Lui si è accettato come gay dopo i trent’anni. Ha avuto una relazione che è durata una ventina d’anni con il suo ultimo compagno che è stato ucciso tre anni fa da una marchetta. Era una coppia anziana che ogni tanto si concedeva qualche gioco extra con una marchetta e in uno di questi giochi extra uno dei due è stato ucciso. Mario ha collaborato con le forze dell’ordine per l’identificazione dell’assassino che lui aveva intravisto nelle scale. L’assassino è stato arrestato. Quattro giorni dopo lui è finito in una manifestazione per la difesa dei diritti omosessuali in Piazza Farnese. È stato coinvolto dall’allora assessore alle Pari opportunità del comune di Roma. Si è trovato sul palco a raccontare la sua storia incredibile. Dalla marina militare italiana alla piazza gay. Purtroppo Mario si è ammalato. Pochi mesi dopo è morto ma ha ottenuto un successo indirettamente politico. Lui è stato accettato dal giudice che stava processando l’assassino del suo compagno come parte lesa. Per la prima volta un partner omosessuale è stato accettato come parte lesa in un processo penale.

Quali sono le storie che rappresentano di più il libro?
Ne vorrei ricordare due. La prima è di Corrado Levi, un signore che per tutta la vita ha fatto l’architetto e il docente universitario a Milano. Una persona nota, di buona famiglia, sposato con due figli. È stato un omosessuale clandestino negli anni Cinquanta e Sessanta. Quando è iniziato il movimento gay in Italia, stiamo parlando del 1971, ha aderito al Fuori ed è stato uno dei teorici. Ha pubblicato dei libri. Nella sua intervista racconta benissimo il prima e il dopo.

L’altra intervista è quella di Gianni Zago che è un signore totalmente sconosciuto. È un signore che viene da una famiglia molto umile e ha fatto dei lavori semplici: il commesso, il barista, ecc. La cosa interessante per Gianni Zago è vedere quanto l’omosessualità gli abbia creato delle opportunità incredibili nella vita permettendogli di incontrare persone famosissime. Si è trovato da ragazzino della famiglia proletaria della Padova degli anni Cinquanta nel bel mondo romano delle feste chic molto alla moda. Nonostante l’omofobia in realtà c’era una vitalità incredibile che permetteva alle persone omosessuali di mischiarsi.

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