Intervista. Queerblog incontra Michele Pastrello di Ultracorpo, il cortometraggio contro i gay

Ieri diversi siti si sono occupati di quanto successo a Roma. A Campo ‘de Fiori, Daniel C.H, turista inglese, è stato picchiato da un gruppo di persone che dopo aver assistito al suo spogliarello gli hanno urlato “Frocio, frocio”. Probabilmente Daniel C.H. non è omosessuale. Se non fosse avvezzo al bicchiere di lui non avremmo mai sentito parlare. Le vere vicende di omofobia sono altre.

Chi si occupa di queste storie si preoccupa di dare voce alle vittime. Sugli aggressori c’è un tabù. Nessun giornalista ha intervistato Svastichella, l’uomo che dopo aver aggredito una coppia omosessuale fuori dal Gay Village è stato condannato per tentato omicidio. A me piacerebbe intervistare Svastichella. Voglio capire da dove arriva il suo odio.

Michele Pastrello ha realizzato un cortometraggio sull’omofobia. La storia è raccontata dal punto di vista dell’aggressore, interpretato da Diego Pagotto (già visto nell’Uomo che verrà). Con lui abbiamo provato a capire la genesi di questo progetto snobbato dai festival italiani di cinema GLBTQ.

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Ultracorpo è la storia di una violenza omofoba raccontata dal punto di vista dell’aggressore. Cosa ti ha spinto a realizzare questo cortometraggio?
Mi hanno spinto certamente quei fatti di cronaca che sono rimbalzati nella stampa nazionale. La domanda che mi ponevo all'epoca era cosa portava qualcuno a compiere atti così feroci e violenti nei confronti di un altro essere umano, semplicemente perché di gusti sessuali diversi dai propri. Al di là di alcuni fenomeni di bullismo (anch'essi sicuramente causati da un pregiuzio culturale antiomosessualità) mi interessava di più approfondire quei casi in cui l'attacco nei confronti dell'omosessuale è violento, efferato e a compierlo non è un gruppo ma un singolo o al massimo due, tre persone. Così ho provato a raccontare la mente di un omofobo che ho chiamato Umberto. Volevo capire cosa montava dentro di lui, da cosa cercava di difendersi negando (e quindi cancellando) quello che per lui rappresentava un pericolo. Per raccontare le sue emozioni ho scelto la strada del genere psyco-thriller con risvolti horror, che è il tipo di cinema che a me più si confà.

I protagonisti di Ultracorpo rappresentano degli stereotipi. La vittima è un omosessuale efebico, l’aggressore sembra un gay represso. Perché hai attinto a questo immaginario? Un gay virile non sarebbe stato credibile come vittima?
Beh, perché credo che il pregiudizio di natura omofoba si nutra di stereotipi. Se avessi nascosto la stereotipizzazione sarei stato disonesto nei confronti dell'argomento che affrontavo. Quando si guarda alle persone superando pregiudizi e stereotipi cade anche il timore. Un omofobo ha timore degli omosessuali e li attacca proprio perché non riesce a vederli al di là degli stereotipi. Il film lo vediamo dal punto di vista di Umberto, è lui il canale “percettivo” della narrazione. Io mi sono immaginato cosa potrebbe mai raccontare alla polizia se lo interrogassero dopo l'accaduto. Ecco, in fondo il film riporta questo, cioè una visione distorta (e cupa) del suo modo di vedere realtà. Per quanto riguarda invece il fatto che dici che Umberto sembri un gay represso, è una tua considerazione. Io invece non lo penso. Io ho solo pensato che per Umberto la minaccia sia interiore, cioè sulla “possibilità” che lui senta alcune cose. Ed è lì che si crea il cortocircuito. Non perché sia un gay represso ma perché, incuriosito dall'altro, possa considerare che esista questa eventualità per se stesso.

Ultracorpo è stato apprezzato dalla critica, poco da chi si occupa di cinema gay. Il cortometraggio non è adatto agli omosessuali?
Guarda qui voglio chiarire. Non credo affatto che il cortometraggio non sia adatto agli omosessuali e mi spiace che tu lo pensi. E non è neanche vero che il film non sia stato apprezzato da chi si occupa di cinema gay, io questo non lo posso sapere. Il cinema è cinema, punto. E' un'arte complessa che ha nel suo interno molte altre forme d'arte, trovo senza senso l'espressione “cinema gay”. So però, ad esempio, che è vero che il mio film è stato (probabilmente, dato che nel caso fossi selezionato me l'avrebbero dovuto comunicare un mese fa) scartato dalla selezione del Torino GLBT festival, dove avevo sperato di fare la prima proiezione pubblica fin da quando avevo iniziato a pensare al film. E Ultracorpo non può essere stato scartato per motivi cinematografici, perché dubito assai che in Italia ci siano opere così - con questo taglio sull'omofobia - e anche così già sufficientemente acclamate, basta cercare su Google. Posso pensare che il film sia vittima di un pregiudizio a sua volta (tipo ciò che accadde al Cruising di William Friedkin)? Non lo so, non lo dico, e se anche lo dicessi lo smentirebbero. Io credo che il mio film sia chiaro fin dall'inizio, infatti si apre con un aforisma abbastanza chiarificativo: “Chi ha paura non fa che sentir rumori”.

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