Intervista. Querblog incontra Immanuel Casto dopo il suo momento revival


Immanuel Casto, il cantante che si è fatto conoscere per le sue canzoni porno groove, è nato nel 1983, anno in cui usciva il primo disco di Madonna ed Enrico Ruggeri diventava famoso grazie a Polvere e Il Mare d’Inverno. Gli anni ottanta sono rimasti dentro a Immanuel. Il singolo che anticipa l’uscita di Adult Music è Revival. Con il cantante non abbiamo parlato solo di musica. A Queerblog ha raccontato anche del suo cartone animato preferito.

Sei iscritto a qualche social network?
Sì. Uso principalmente facebook, twitter e myspace.

Partecipi anche alle campagne che vengono lanciate?
No. Forse questo No.

Per la giornata dell’infanzia è stato chiesto agli utenti di facebook di sostituire la propria immagine del profilo con quella di un cartone animato. Qual è il tuo preferito?
Sailor Moon. Adesso che ne parliamo mi ricordo che una pseudo-psicologa ha sostenuto che Sailor Moon facesse diventare i bambini omosessuali.

Tu sei diventato omosessuale guardando Sailor Moon o lo eri già prima?
(Ride), mi piace pensarlo. Credo che centri ben poco.

Sei sempre stato omosessuale?
Certo. Da che ho memoria delle prime pulsioni sessuali direi di Sì.

Immanuel CastoImmanuel CastoImmanuel CastoImmanuel Casto

Nelle canzoni racconti solo l’eterosessualità?
No, mi è capitato spesso di raccontare anche l’omosessualità. In generale cerco di avere un atteggiamento piuttosto universale.

In Italia l’unico cantante gay famoso è Tiziano Ferro. Secondo te bisogna fare coming out?
Questa è una domanda difficile perché si rientra nell’ambito delle scelte personali. Non posso dire cosa gli altri dovrebbero fare. Posso dire che sarebbe senz’altro utile per la comunità omosessuale se persone in vista si esponessero in prima persona. Parlando invece di me ritengo che fare coming out sia un’azione concreta per il proprio benessere. Di fatto si sta meglio.

Sei fidanzato?
Vivo una relazione un po’ particolare.

Prendi e lascia?
Esattamente. Prendi e dai.

L’altra campagna lanciata su facebook riguardava le donne famose. Hai una donna famosa che ti rappresenta
Amanda Knox.

Perché ti rappresenta Amanda Knox?
Perché ha questo nome e poi ha avuto una certa visibilità. C’è stato poi quel momento in cantava in carcere come se fosse in un musical. La sua storia è stato un grande successo televisivo. Direi che ha bissato il successo di Cogne.

A proposito di tv, parliamo della tua partecipazione a LoveLine. Quale telefonata ti ha divertito di più?
C’è n’è stata una specifica di un fan o uno stalker che ha chiamato esponendo un proprio problema. Mi sembra che la fidanzata volesse portarlo in un locale di scambisti. Fatto sta che per tutta la telefonata ha citato dei miei brani ricercati. Lo capivo solo io. La conduttrice mi guardava preoccupata. Alla fine del programma ho svelato l’arcano.

Cosa ti è piaciuto meno?
La cosa che mi è dispiaciuta è l’ignoranza. Quando ho iniziato a fare il programma mi chiedevo cosa si potesse dire ancora sul sesso nel 2011. Invece No. C’è tantissima ignoranza su temi fondamentali come la contraccezione, sesso sicuro. Medioevo. Mi è spiaciuto moltissimo. Chiaramente non si può generalizzare. Ci sono degli argomenti su cui bisogna ancora fare tanta informazione.

Ha senso quindi cantare il porno nel 2011?
Nei media non mancano contenuti sessuali. Anzi. Sono strabordanti però manca un approccio diretto e senza falsi pudori a questi temi. Il sesso finisce per essere un condimento del tutto gratuito e non è invece un contenuto onesto.

Tu canti solo il porno?
L’ultimo singolo è molto più casto. Soprattutto nell’album che esce oggi ma anche in precedenza ho fatto dei brani minimamente pornografici ma che affrontano gli aspetti emotivi. Quello che passa, ciò che la gente fa girare soprattutto per l’aspetto virale sono chiaramente i pezzi più carichi, più forti perché sono quelli che colpiscono.

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Ti dispiace essere identificato come il re del porno groove?
Come tutte le etichette finisce per stare stretta. In uno scenario musicale artistico sovraffollato avere una riconoscibilità paga. Comunque è utile. Diciamo che questa definizione mi sta un po’ stretta ma ne apprezzo l’utilità.

L’ascolto del tuo disco mi ha ricordato Rettore. Chi hai ascoltato da piccolo?
Dal punto di vista musicale io sono figlio degli anni ottanta. Secondo me gli anni musicali della tua infanzia ti restano dentro. Non a caso molti quarantenni subiscono il fascino degli anni sessanta anche dal punto di vista estetico. Seguo molto l’elettrodance europea. Dal punto di vista dell’immagine non è sbagliato il riferimento a Rettore in quanto lei nei suoi albori cavalcò molto questa serietà non raggiunta. Lei aveva molto ironia, molto divertimento senza che la cosa si trasformasse in goliardia. Lei aveva proprio una sua visione artistica.

Quali sono le tre canzoni che oggi ti piacciono di più?
Remedy di Little Boots, Indestructible di Robyn, Tutto l’amore che ho di Jovanotti.

Cosa ti piacerebbe che emergesse dall’ascolto dell’album?
Dal punto di vista musicale il lavoro organico e le sfaccettature ricche. Dal punto di vista dei contenuti una visione lucida della realtà senza un giudizio morale. Ho voluto raccontare la realtà dal mio punto di vista.

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