Intervista. Roberto Schinardi spiega a Queerblog perché è cambiato il cinema gay


I ragazzi stanno bene rappresenta un cambiamento iniziato nel 2005, anno in cui è uscito Brokeback Mountain. Prima del film di Ang Lee il cinema gay era considerato di nicchia e adatto solo al pubblico omosessuale. La storia dei due cowboy ha allargato l’orizzonte. Con Roberto Schinardi, giornalista cinematografico, abbiamo parlato di questa vivace trasformazione che non accenna a bloccarsi. Anzi. Mickey Rourke sta lavorando al film su Gareth Thomas, il primo rugbista a fare coming out.

Cosa pensi de I ragazzi stanno bene?
È sicuramente la commedia cardine dell'anno dal punto di vista glbtq. E ha il pregio di essere rivolta a un pubblico generalista senza essere accomodante o eccessivamente smussata. Perché non vuole imporre o esaltare un modello alternativo di famiglia ma rappresentarne la naturalezza delle dinamiche interne, in virtù degli affetti e a prescindere dalla sessualità. Lo spettatore non si pone alcun problema sulla presenza delle due mamme (Moore e Bening recitano tra l'altro splendidamente) in quanto la questione non consiste nella mancanza di un modello maschile per i figli: la comparsa del padre biologico, infatti, non mette affatto in evidenza carenze educative o la necessità della presenza di una figura genitoriale non femminile poiché la crisi è sentimentale e si sviluppa invece all'interno della coppia di donne.

La cinematografia glbtq è cambiata molto negli ultimi anni. Nel 2001 un film sulle famiglie arcobaleno non avrebbe superato la barriera dei festival. Il cinema gay è diventato pop?
Sicuramente ha attenuato un'intrinseca carica trasgressiva, in parallelo all'evoluzione nella società della visibilità omosessuale. Non essendo più un cinema militante che tratta esclusivamente un mondo queer circoscritto, ha raggiunto anche un target più ampio di pubblico, sdoganando alcuni aspetti tabù come l'affettività e il sesso gay.

I ragazzi stanno bene
Brokeback Mountain
Milk
A Single Man

Quali sono i tre film che hanno causato questa trasformazione?
Non è facile individuare tre titoli ma il successo planetario di Brokeback Mountain, il significato universalmente politico di Milk e la qualità cinematografica di A Single Man hanno sicuramente contribuito a far conoscere il cinema gay anche a un pubblico etero.

Nel 2003 hai pubblicato il libro "Cinema gay, l'ennesimo genere" (Cadmo edizioni). Otto anni dopo lo è ancora?
A mio avviso lo è ancora ma i suoi contorni sono più sfumati e indefinibili: così come la stessa identità omosessuale ha subito una trasformazione accettando modelli più fluidi e trasversali come la bisessualità, così il cinema gay si è sempre più caratterizzato da commistioni con i generi più diversi attraverso i quali la cultura queer si arricchisce di elementi molto diversi tra loro, integrandosi con quella mainstream.

Per lavoro frequenti i festival di cinema glbtq. Queste manifestazioni catturano ancora l'interesse del pubblico omo ed eterosessuale?
Certo, anzi attirano sempre più eterosessuali poiché nella programmazione dei festival di cinema spesso ci sono titoli non necessariamente gay-lesbo e magari legati al mondo queer da richiami a concetti affini come il camp.

Le fate ignoranti
Maurice
Philadelphia
Shortbus

Quale festival italiano rappresenta meglio l'attuale comunità omosessuale? Quale festival internazionale assolve lo stesso compito su scala mondiale?
Sono tutti validi, dagli storici Togay e Migay passando a rassegne più ridotte per questioni di budget ma ugualmente stimolanti, come il Gender Bender di Bologna, il Florence Queer Festival oppure Omovies a Napoli. A livello internazionale, il Festival di Berlino col suo storico premio gay, il Teddy Bear, è ancora la più importante fucina per il lancio in tutto il mondo di opere a tematica glbt riproposte poi dagli altri festival.

Per molti il cinema gay italiano è Ferzan Ozptek che però è turco. Quale film, diretto da un regista italiano, rappresenta il cinema omosessuale del nostro paese?
Il cinema gay del nostro Paese è fondamentalmente appannaggio di autori classici: non si può non pensare a Teorema di Pasolini o Morte a Venezia di Visconti. Ma ci sono anche interessanti autori contemporanei come Antonio Capuano che in Pianese Nunzio 14 anni a maggio affronta un tema tabù come la pedofilia con consapevolezza e sguardo poetico.

Massimo Polledri, deputato della Lega Nord, vorrebbe che la tv programmare i baci gay dopo le 21.30. I gay sono emancipati nella fiction italiana?
No, i gay in tv fanno ancora paura, in particolare sulla tv generalista dove rappresentano ancora una minaccia per la famiglia tradizionale. Fortunatamente ci sono eccezioni come Io e mio figlio con Lando Buzzanca che rappresenta un bel passo in avanti nel trattare con sensibilità e acume la questione, in particolare il rapporto tra un padre e un figlio omosessuale. E per di più su Rai Uno, un canale certo non progay.

Quale fiction italiana ha raccontato meglio gli omosessuali?
Forse proprio Io e mio figlio ma anche la coppia gay di Le cose che restano è tratteggiata senza pregiudizi né facili stereotipi.

I ragazzi stanno bene ha sostituito nell'immaginario collettivo Brokeback Mountain. Nella scena cinematografica underground sta già circolando il film che potrebbe far dimenticare I ragazzi stanno bene?
Non credo che Brokeback Mountain sia facilmente sostituibile nell’immaginario collettivo, e I ragazzi stanno bene ha avuto un impatto non paragonabile all’epocale film di Ang Lee. Chissà se Mickey Rourke sarà il prossimo eroe gay sul grande schermo: io punterei però su Hoover, il film biografico di Clint Eastwood sul leggendario direttore dell’FBI gay interpretato da Leo Di Caprio e scritto da Dustin Lance Black, premio Oscar per Milk.

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