Onu: 85 paesi chiedono la depenalizzazione dell'omosessualità


La lotta contro le violenze, le torture e la discriminazione delle persone omosessuali e trans ha compiuto un altro passo avanti, di certo simbolico ma anche concreto, con la Dichiarazione presentata la settimana scorsa a Ginevra al Consiglio Onu dei Diritti dell'uomo. Mai prima d'ora 85 paesi di tutti i continenti si erano espressi con tanta chiarezza in difesa delle persone lgbt.

Il testo presentato dalla Colombia (!) - è una dichiarazione e non una risoluzione, dunque non obbliga nessuno stato membro, ma esprime un orientamento di fondo come spiega Louis-Georges Tin - chiede uno stop immediato a ogni forma di violenza, sanzione, criminalizzazione, violazione dei diritti umani basate sull'orientamento sessuale e l'identità di genere.

Già il riferimento a questi due concetti è un'importante presa di posizione, da cui, infatti, più volte hanno preso le distanze l'attuale Papa Benedetto XVI e il suo predecessore. Proprio la settimana scorsa ci siamo concentrati di più sulle parole del rappresentante vaticano e non sulla straordinaria novità di una dichiarazione condivisa da un numero così ampio di paesi a nome e per conto di tutti e cinque in Continenti, compresa l'Africa che finora, su questi temi, è rimasta sempre molto indietro.

Il rappresentante della Nigeria ha preso la parola per dire che "le leggi che criminalizzano l'omosessualità dovrebbero essere abrogate", mentre persino la Russia e la Santa Sede - che pure non hanno firmato la dichiarazione - si sono espresse contro la penalizzazione dell'omosessualità, mentre ammettono la discriminazione.

In parole semplici, secondo alcuni paesi, è accettabile negare alcuni diritti (come il matrimonio) alle persone omosessuali, ma bisogna vietare ogni forma di criminalizzazione e penalizzazione, come la prigione, le torture, le condanne a morte. Il testo approvato, invece, va oltre e chiede anche la fine di ogni violazione dei diritti umani: ragion per cui, tra i paesi europei, non hanno firmato la dichiarazione la Santa Sede, la Federazione Russa, la Turchia, Azerbaijan, Bielorussia e Moldavia.

Ma la sorpresa sono alcuni paesi che hanno firmato, come Croazia, Mongolia, Repubblica Centrafricana, Samoa, Guatemala, Lituania, Lettonia, Ruanda. Per la prima volta 85 paesi combattono le discriminazioni, mentre sono "solo" 80 i paesi del mondo che criminalizzano l'omosessualità. Quindi i paesi difensori delle persone lgbt sono di più di quelli che li perseguitano: e vanno aumentando.

La lista completa dei firmatari è la seguente: Albania, Andorra, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Belgio, Bolivia, Bosnia-Erzegovina, Brasile, Bulgaria, Canada, Central African Republic, Cile, Colombia, Costa Rica, Croazia, Cuba, Cipro, Cechia, Denmark, Dominica, Repubblica Dominicana, Ecuador, El Salvador, Estonia, Fiji, Finland, France, Georgia, Germania, Grecia, Guatemala, Honduras, Ungheria, Islanda, Irlanda, Israele, Italia, Giappone, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Isole Marshall, Messico, Micronesia, Monaco, Mongolia, Montenegro, Nauru, Nepal, Netherlands, Nuova Zelanda, Nicaragua, Norvegia, Palau, Panama, Paraguay, Poland, Portugal, Romania, Rwanda, Samoa, San Marino, Serbia, Seychelles, Sierra Leone, Slovacchia, Slovenia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Svizzera, Tailandia, Timor-Est, Tuvalu, Ucraina, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Stati Uniti d'America, Uruguay, Vanuatu, Venezuela, Ex Repubblica Yugoslava di Macedonia.

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