Dopo la guerra in Libia contro Gheddafi gli Stati Uniti di Barack Obama faranno affari solo con i paesi gay-friendly


Le rivoluzioni scoppiate nel Nordafrica e in Libia devono far riflettere. I paesi civilizzati, o che si spacciano per tali, cosa hanno fatto per aiutare i giovani cittadini che hanno provato a ribellarsi ai rispettivi dittatori? Niente, anzi. In talune occasioni le amministrazioni libere hanno fatto affari con chi per decenni si è arricchito senza rispettare la dignità del proprio popolo.

Il caso più eclatante è quello che esiste tra l’Italia e la Libia. Il Governo Berlusconi ha permesso a Gheddafi di insinuarsi nel tessuto aziendale del paese. Il dittatore ha potuto investire sull’Italia senza che qualcuno, nemmeno per sbaglio, gli facesse notare che il suo concetto di democrazia fosse lontano da quello riconosciuto da tutti.

Questo paradosso probabilmente persisterà ancora per molti anni, fino a quando i paesi in via di sviluppo saranno considerati solo come concorrenti e non come alleati. Qualcosa però cambierà. Allora ci ricorderemo del recente provvedimento contro i paesi omofobi approvato dalla Commissione Finanza del Congresso degli Stati Uniti.

L’amministrazione Obama ha deciso di non investire più i propri soldi in paesi dove l’omosessualità è ancora considerata una malattia. L’Uganda è il primo stato che dovrà fare a meno degli investimenti americani. Nelle prossime settimane il Governo africano approverà una legge che punisce con la morte alcuni casi di omosessualità.

Le linee guida degli Stati Uniti sono piaciute anche ad alcuni politici europei. Charles Tannock, portavoce dei Tories per gli affari esteri e diritti umani, crede che il vecchio continente debba investire solo sugli stati africani che sono pronti ad agevolare l’emancipazione degli omosessuali.

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