Il Vicariato non commenta il licenziamento di Genesio Petrucci, l’insegnante gay di religione


La vicenda di Genesio Petrucci (foto), l’insegnante gay di religione licenziato dopo aver sostenuto un progetto di educazione sessuale, non si è conclusa. A sette giorni dall’inizio delle proteste degli alunni don Filippo Morlacchi, il direttore dell’Ufficio per la Pastorale Scolastica e l’Insegnamento della Religione, rimane sulla propria posizione.

A Sky.it ha fatto sapere di non voler incontrare Petrucci. Don Morlacchi è pronto ad incontrare gli alunni dell’insegnante di religione nelle prossime settimane, quando i mass media non si occuperanno più di Petrucci.

“L'insegnante Genesio Petrucci, precisa don Morlacchi, otto anni fa ha intrapreso l'insegnamento della religione, ben sapendo che cosa si impegnava a fare e a dire durante le sue ore di lezione. Preferisco che i riflettori si spengano su questa vicenda prima di incontrare gli alunni di Petrucci. I ragazzi sono facilmente manipolabili. Io conosco questo genere di situazioni che non sono uniche in questa scuola".

La reazione di don Morlacchi era stata prevista da Petrucci. Intervistato da Queerblog l’insegnante ha dichiarato:

“Probabilmente hanno creduto che non esponendosi con un provvedimento formale e pubblico la cosa potesse essere in qualche modo taciuta. Io sono sicuro che al Vicariato sapessero da prima che fossi gay. Con i miei studenti, di conseguenza con le loro famiglie, si è sempre parlato del mio privato quando capitava di affrontare l’argomento”.

Le risposte che don Morlacchi si rifiuta di fornire dovranno essere date da Mariastella Gelmini, ministro delle Pubblica Istruzione. Donatella Poretti, senatrice dei Radicali, ha presentato un’interrogazione per capire se l’idoneità a Petrucci è stata revocata a causa della sua omosessualità.

“L’obiettivo dell’interrogazione, scrive Poretti sul suo sito, è sapere se il ministro ritenga ammissibile che norme e giudizi provenienti da uno Stato estero (Vaticano) pongano in essere una situazione di discriminazione nell’accesso al lavoro in ordine a orientamenti sessuali e politici di un dipendente dello Stato italiano”.

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