Anche l'Accademia della Crusca conta di cambiare la definizione di matrimonio

Appassionata di letteratura e di parole, da sempre tengo in gran conto le decisioni dell'Accademia della Crusca e la interrogo spesso - nel senso di compiere una breve ricerca via web - quando nutro alcuni dubbi sull'uso corretto di espressioni e frasi.

Anche l'Accademia della Crusca conta di cambiare la definizione di matrimonio

L'Accademia cambia con il cambio di costumi, e non è rimasta insensibile ai mutamenti sociali, la lingua è un universo vivo e in espansione, l'italiano si è composto in secoli ed ha subito diverse modifiche. In previsione dell'introduzione di unioni di tipo stabile - non ancora vere e proprie nozze, purtroppo - tra persone dello stesso sesso, sta discutendo sul come cambiare la definizione di una parola che sembrava intoccabile: matrimonio.

Se la politica è in stallo, il mondo accademico riesce a correre più veloce. Come spiega dalle colonne del quotidiano La Nazione, la presidente dell'Accademia della Crusca, Nicoletta Maraschio, ciò potrebbe avvenire in Italia soltanto in presenza di una normativa analoga:

Se anche nel nostro Paese si arrivasse ad una legislazione innovativa che tenga conto dei matrimoni fra persone dello stesso sesso allora i nostri dizionari dovrebbero adeguarsi.

Ci vorrebbe, insomma, un processo di riconoscimento istituzionale per dare il via a un cambio di definizione. Ma come accennavo prima, la parola matrimonio non è nuova ad “ammodernamenti”, tutto testimoniato nelle diverse versioni dei dizionari italiani, spiega la Maraschino:

Il matrimonio è definito “come ufficio di madre”. La parola deriva dal latino ed è costruita analogamente a “patrimonio”: quindi il matrimonio sarebbe il compito della madre, mentre patrimonio, poi venuto a significare gli averi familiari, era in origine niente più del compito del padre. Come si vede questi due significati si sono profondamente modificati nel corso del tempo. Però l'idea che il matrimonio sia legato alla famiglia e quindi a fare figli continua ancora nella quinta Crusca dove si parla di “unione e convivenza legittima dell'uomo con la donna a fine di procreare figlioli (...)” Ben diversa, per esempio, è la definizione del dizionario Gradit, secondo cui il matrimonio è “l'unione di un uomo e di una donna che si impegnano, davanti ad un'autorità civile o ecclesiastica a una completa unione di vita nel rispetto dei reciproci diritti e doveri” (...) Il mio auspicio è che nel nostro Paese venga riconosciuto il matrimonio tra persone dello stesso sesso e che si mantenga la parola “matrimonio”, dandole un nuovo significato ma mantenendo anche tutti i valori simbolici che il termine contiene in sé.

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