“No alle coppie di fatto gay e alle adozioni per i single”: per Silvio Berlusconi e il Pd gli omosessuali sono cittadini di serie B


Lo scorso fine settimana Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio, ha ribadito la propria omofobia promettendo di non riconoscere le unioni gay fino a quando sarà al Governo. Il primo ministro ha 74 anni. Giulio Andreotti ha quasi vent’anni più di Berlusconi e ancora lavora. Gli omosessuali non possono sperare nella natura. Se non cambia qualcosa ora anche i nostri figli dovranno imparare a non incazzarsi ogni volta che parla l’attuale presidente del Consiglio.

Ieri, qui, sostenevo che se Silvio Berlusconi riesce a governare, male, la colpa non è sua. Noi tutti siamo responsabili dei suoi errori. Contro Berlusconi si manifesta. Nessun esponente dell’opposizione prova a contrastarlo con delle idee precise. Nichi Vendola, gay e presidente della regione Puglia, dimostra di non essere un leader ogni volta che prova a spiegare a Berlusconi perché non dovrebbe essere omofobo. Piuttosto di proporre il matrimonio gay Vendola si preoccupa sempre di un ipotetico figlio gay di Berlusconi. Invece di equiparare una minoranza ne ricerca un’altra. Occuparsi di tanti forse non è più una prerogativa politica.

Il leader di Sel, Sinistra Ecologia e Libertà, è uno dei tanti esponenti dell’opposizione che dimostra con le proprie azioni perché Silvio, malgrado tutto, è ancora dov’è. Il Partito Democratico qui prova a spiegare perché l’omofobia di Berlusconi è sbagliata. Secondo il Pd il Governo crede che i gay siano cittadini di serie B. Questa premessa è tutt’altro che promettente.

Chi è stato interpellato dal Pd (tra questi c’è anche Ivan Scalfarotto, gay e vicepresidente dello stesso Pd) invece di proporre una promozione per i gay si limita a spiegare perché i diritti delle famiglie eterosessuali non sarebbero intaccati da un eventuale riconoscimento delle unioni omosessuali. Nell’articolo, neanche per sbaglio, è stata inserita la parola “matrimonio”.

Peggio di Silvio riesce a fare solo la sua opposizione che per non ammettere i suoi limiti, ormai evidenti, gli attribuisce una considerazione che lui non ha mai fatto. E’ il Pd a credere che i gay sono cittadini di serie B. Se Bersani e compagni fossero convinti del contrario invece di spiegare ai giocatori di serie A, le famiglie eterosessuali, perché non devono sentirsi minacciati dai calciatori di serie B, i gay, parlerebbe solo e soltanto di gioco. A calcio dovrebbero poter giocare tutti. Se davvero crede nell’emancipazione degli omosessuali il Pd dovrebbe dire questo. Invece...

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