
Analizzando le notizie dell’ultima settimana si capisce perché in Italia i gay non si sono ancora emancipati. Gli omosessuali italiani sono vecchi. I gay anziani sembrano più moderni di quelli giovani. Chi oggi milita nelle associazioni commette gli stessi errori di chi l’ha preceduto.
Le dichiarazioni di Mons. Rigon, il prelato che propone di curare i gay per ridurre il numero dei divorzi, non sarebbero mai diventate un caso se uno dei tanti militanti gay avesse spiegato, con l’aiuto dei medici, che l’omosessualità non è una malattia. Fino a quando l’isterismo sarà preferito alla conoscenza il dibattito non evolverà.
Questa stagnazione compromette tutti. In primis i lettori. Per questo motivo la vicenda del prelato non rientra in questo articolo dedicato alle notizie della settimana. Le dichiarazioni di un singolo cittadino, sconfessate dalla scienza, non sono delle notizie ma un brutto pretesto per non occuparci dei fatti. Quelli veri. Quelli importanti.
Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, ha preso le distanze dal Doma, Defence of Marriage Act, che invita le amministrazioni locali a non prendere in considerazione i matrimoni gay.
“Il Presidente”, ha precisato Eric Holder, ministro della Giustizia, “ha concluso che per una serie di fattori, tra cui una storia documentata di discriminazioni, non dovranno più essere sottoposte a maggiori controlli le classificazioni basate sull’orientamento sessuale. Gran parte del panorama giuridico è cambiato in 15 anni, da quando il Congresso ha approvato la Doma”.
Nel 2010 è stato abrogato il “don’t ask, don’t tell”, l’emendamento introdotto nel 1993 dall’amministrazione Clinton che vietava ai militari gay di fare coming out. Secondo il Government Accountability Office, la Corte locale dei conti degli Stati Uniti, dal 2004 al 2009 il “don’t ask, don’t tell” è costato al Pentagono 193,3 milioni di dollari. Più di 140 milioni di euro.
Dagli Stati Uniti arriva la seconda notizia gay della settimana che vale la pena di prendere in considerazione. Rick Santorum, ex senatore, non potrà candidarsi alle presidenziali del 2012. Nel 2003 Dan Savage, giornalista satirico, aprì un sito per permettere agli americani di replicare alle dichiarazioni omofobe di Santorum. Il portale ha raggiunto un successo tale da compromettere la reputazione online dell’ex senatore. Provare a pulire la sua immagine costa troppo.
Dall’Europa arrivano invece delle notizie positive per le famiglie arcobaleno. Samuel potrà riabbracciare i suoi papà. Il bambino è nato in Ucraina nel 2009 grazie ad una madre in affitto, rimasta incinta grazie al seme di Samuel Laurent Ghilain, gay belga. L’ambasciata del Belgio si era rifiutata di riconoscere all’uomo la paternità. Qui i dettagli della vicenda.
Chiudiamo il riepilogo della settimana con Dori Spivak, docente dell’Università di Tel Aviv. Spivak è il primo giudice gay dichiarato nominato in Israele. Yishai Blank, compagno del giudice e anche lui docente universitario a Tel Aviv, sottolinea che la nomina non ha nulla a che vedere con l’orientamento sessuale di Spivak ma è dovuta alle sue capacità e al suo duraturo impegno in ambito legale.
maurizio76
27 feb 2011 - 16:23 - #1Salve!
Le scrivo senza voler fare nessuna polemica ma solo perché non ho capito la prima parte dell’articolo.
In merito a Rigon si possono avere punti di vista differenti, ma il fatto che non sia proprio una notizia non mi convince molto.
È accaduto qualcosa, c’è stata una dichiarazione e una parte di essa può effettivamente non essere una novità nel panorama italiano (dichiarazioni simili ci sono a giorni alterni da destra e da sinistra). Sono addirittura d’accordo sul fatto che se proprio si volesse stilare una classifica delle notizie della settimana, nel confronto con quelle proposte, quella di Rigon omofobo ha sicuramente minor peso (soprattutto perché è una notizia incompleta).
Alcune sue frasi, però, mi sembrano un po’ eccessive: «Le dichiarazioni di un singolo cittadino, sconfessate dalla scienza, non sono delle notizie ma un brutto pretesto per non occuparci dei fatti. Quelli veri. Quelli importanti».
Come fa a sapere che chi si occupa ANCHE di Rigon non si occupa anche degli altri fatti? E che addirittura lo usa come pretesto o alibi? E perché si utilizza la parola ‘isterismo’?
Secondo me è lecito innervosirsi per l’ennesima dichiarazione omofoba, soprattutto per il “particolare” che si dica in modo esplicito che ci sono consultori che utilizzano “tecniche riparative”. Questo particolare, che per lei sembra non essere importante, trasforma a mio avviso una frase genericamente omofoba in una frase molto più grave, soprattutto per le implicazioni pratiche. Provo a rispiegare a parole mie l’affermazione di Rigon: «l’omosessualità è qualcosa che si incancrenisce [malattia?] se non presa in tempo quando si manifesta; noi tentiamo di rimediare a ciò nei nostri consultori [???]; dai risultati [siamo sicuri?] di questa esperienza le posso assicurare che l’omosessualità è qualcosa di indotto [probabilmente funziona al contrario, cioè ne sono già convinti prima]».
Passare sotto silenzio tutte le implicazioni non è proprio cosa facile.
Poi si può essere d’accordo o meno sulle contro-azioni concrete (per esempio si può non essere d’accordo sugli esposti o sulle modalità di reazione).
Secondo me manca una spiegazione e una contestualizzazione del suo giudizio, e viene il dubbio che non si sia chiesto il perché non si sia voluta passare sotto silenzio l’ennesima dichiarazione.
I possibili motivi potrebbero essere questi (potrebbero essercene altri che a me non sono venuti in mente):
forse si tenta di bilanciare, almeno con un bel polverone di polemiche, il peso delle dichiarazioni omofobe giornaliere: si prova, con un minimo di spazio conquistato (in un paese dove il più delle volte si viene ignorati), ad aprire una discussione a livello di opinione pubblica su temi che evidentemente non sono affatto risolti, in particolare sul fatto che alcuni possono offendere e dire qualsiasi cosa e rimanere “impuniti” (intendo sempre a livello di opinione pubblica dato che probabilmente non ci sono gli estremi di un reato vero). Soprattutto il fatto che uomini di Chiesa possano utilizzare spazi per tentare “cure” a dir poco dubbie, se non dannose. Non sono coinvolte anche in questo caso persone (probabilmente giovani adolescenti) alle quali potrebbero essere arrecati danni gravi con le cosiddette “tecniche riparative”?
Mi scusi per l’eccessiva lunghezza.
Un saluto,
Maurizio
valerio_barbini
28 feb 2011 - 00:41 - #2Caro Giovanni,
ti scrivo avendo io seguito, in qualche modo come capofila insieme a altre associazioni LGBT Genovesi e Nazionali, la questione di Mons. Rigon.
Mi piacerebbe portarti il mio punto di vista sulla questione, non condividendo come immaginerai le tesi che sostieni.
Scrivi : “Le dichiarazioni di Mons. Rigon, il prelato che propone di curare i gay per ridurre il numero dei divorzi, non sarebbero mai diventate un caso se uno dei tanti militanti gay avesse spiegato, con l’aiuto dei medici, che l’omosessualità non è una malattia. Fino a quando l’isterismo sarà preferito alla conoscenza il dibattito non evolverà.”.
Probabilmente sono io quel militante che, in realtà insieme ad altre e ad altri, ha trasformato quelle dichiarazioni in un caso, non in una notizia perché una notizia la erano già.
La reazione delle associazioni è infatti partita da articoli che riportavano quelle dichiarazioni come “la notizia” da dare rispetto all’inaugurazione dell’anno giudiziario ecclesiastico ligure.
Avremmo potuto forse non rispondere e lasciare che la notizia fosse che lesbiche e gay nella prima adolescenza potessero essere curati con la psicoterapia.
Abbiamo ritenuto più utile intervenire e dopo una settimana, con la stessa enfasi, la notizia sui media locali è che Mons. Rigon non si era spiegato bene, che l’omosessualità non è una malattia e che quindi non si cura. Io credo sia stato utile, perché tutte e tutti sappiamo il danno che la ricerca di “guarigione” può fare a giovani lesbiche e gay, come ai loro famigliari.
Sicuramente sono notizie importanti quelle che ci arrivano dall’America, ma credo che sarebbe importante, quando riusciamo, non solo bearsi dei successi altrui, ma guardare al nostro paese povero di diritti, alle nostre città, alle nostre vite.
E’ questo che cercano di fare molte e molti militanti del movimento in Italia, ogni tanto vuol dire organizzare iniziative culturali, battaglie politiche, servizi di assistenza legale o di ascolto, a volte rispondere a Mons. Rigon, che senza il nostro intervento non sarebbe certo tornato indietro sulle sue dichiarazioni ne sarebbe stato ripreso da Bagnasco e avrebbe lanciato a molte e molti omosessuali cattoliche e cattolici e a molti genitori cattolici con figli omosessuali il messaggio che il loro poteva essere un percorso non di comprensione e accettazione di se e dei prorpi figli ma di guarigione con la psicoterapia, magari rivolgendosi a strutture della diocesi sulle quali probabilmente non c’è nulla da eccepire ma, visto che nelle dichiarazioni di Mons. Rigon si parlava anche di questo, sarà utile per tutti, per lui e per noi, che gli ordini professionali facciano chiarezza.
Tra l’altro se le dichiarazioni di Rigon non sono una notizia è strano che proprio qui su queerblog nella sezione news se ne parlasse quasi subito, domenica 20 febbraio, come è strano che, se di terapie riparative si parla in Inghilterra in un libro una notizia la sia di nuovo ed addirittura queerblog chiami alla mobilitazione il 19 marzo nella chiesa cittadina di San Paolo.
Qualche giorno fa ho risposto ad un articolo di Pontifex che citava una mia nota sul caso, la prima, definendo le associazioni che sono intervenute come libertine a senso unico che vogliono il rogo o la gogna per chi vuole curare i gay, so che la risposta non servirà a nulla, comunque un attacco da loro non stupisce.
Leggere invece su un sito di informazione Lgbt riguardo al lavoro che abbiamo fatto queste settimane a Genova sulla questione “Fino a quando l’isterismo sarà preferito alla conoscenza il dibattito non evolverà. “ è più strano, visto che quello che abbiamo fatto è proprio stimolare il dibattito e diffondere maggiore conoscenza del tema in città, come credo voi di queerblog vogliate diffondere conoscenza, sarebbe bello essere complementari, provare a farlo insieme.
Purtroppo hai ragione nel movimento come nel mondo Lgbt spesso ci sono grossi difetti, forse l’isteria, probabilmente la ripetizione di vecchi errori… io credo anche la propensione al “primadonnismo” piuttosto che alla collaborazione,
Un Caro Saluto,
Valerio Barbini
Arcigay Genova
Presidente