A Venezia si propone di usare “genitore 1 e 2” al posto di mamma e papà. E scoppiano le polemiche

La neo consigliera con delega ai diritti civili del comune di Venezia, Camilla Seibezzi propone di usare la terminologia “genitore 1” e “genitore 2” nei documenti. Immediata la polemica: del resto siamo in Italia…!

A Venezia si propone di usare “genitore 1 e 2” al posto di mamma e papà. E scoppiano le polemicheCamilla Seibezzi, consigliera con delega ai diritti civili del comune di Venezia (per il Corriere la delega è ai diritti gay, il che la dice lunga sul modo di ragionare della stampa italiana), ha lanciato una proposta per modernizzare l’Italia (o almeno il suo comune), ma, lo sappiamo bene che modernità e Italia sono un ossimoro.

In pratica Seibezzi per evitare discriminazioni ha tolto la definizione "mamma" e "papà" dai moduli d'iscrizione dei figli all'asilo e le ha sostituite con “genitore 1” e “genitore 2”. Apriti cielo! Si va dalla più trita e mielosa affermazione che la parola mamma è una delle più belle della lingua italiana al fatto che in questo modo non si favoriscono certo i diritti. Lei, Camilla Seibezzi, va avanti per la sua strada e afferma:

Non sono disposta a rinunciare a questa battaglia: cambiare un termine è un modo per cambiare il modo di vedere il mondo, e questo è uno dei punti qualificanti del mio mandato.

Non è certo un fungo nato così questa proposta, come alcuni vorrebbero far credere, ma è l’applicazione di un programma che la stessa Seibezzi ribadisce:

I punti del mio mandato sono stati presentati e accettati dal sindaco. E sono la naturale conseguenza delle iniziative prese fino a qui che hanno visto, ad esempio, modificare il nome della commissione “Politica per la famiglia” diventata, con l’accordo di tutti “Politiche per le famiglie”. Io non ho intenzione di farmi da parte, se non vogliono applicare i punti del programma mi revochino la delega, e decidano per un’altra maggioranza.

Il clima si è accesso, tanto che sono giunte anche minacce di morte all’indirizzo di Camilla Seibezzi, minacce che per Flavio Romani, presidente dell’Arcigay, “sono l'inaccettabile esito di un clima d'odio fomentato apertamente dalla politica”. Continua Romani:

Quello di Camilla Seibezzi è un provvedimento maturo, progressista, che ragiona sull'inclusione sociale e che sarebbe auspicabile, se non addirittura doveroso, in tutte le amministrazioni locali. Invece è bastata questa innovazione a scatenare un dibattito dai toni impressionanti, con un assessore provinciale (Raffaele Speranzon, già noto per aver proposto la censura dei titoli "sconvenienti" dalle biblioteche pubbliche del suo territorio) che addirittura, parlando dei figli delle coppie omosessuali, li assimila ad "organismi geneticamente modificati".

“È una questione di linguaggio. Si dà una definizione onnicomprensiva che evita di dire se il bimbo ha un genitore solo o se sono entrambi dello stesso sesso”, chiarisce Camilla Seibezza e ricorda che nei paesi dell’Europa del nord è una pratica già in uso, secondo le linee di mandato della Comunità Europea ai Paesi membri. Ma qui siamo in Italia, mica in Europa!

Foto | Comune di Venezia

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