Un film nega l'omosessualità di Pyotr Ciajkovskij

Nel film che racconterà la sua vita firmato dal regista Kirill Serebrennikov, atteso nelle sale entro il 2015, scompare la vera vita sentimentale del compositore

Un film nega l'omosessualità di Pyotr Ciajkovskij

Se di colpo si cancellassero gli artisti gay dal firmamento storico culturale mondiale, sarebbe uno scempio senza pari: non si potrebbe assistere a un balletto di Rudolf Nureev, canticchiare un pezzo del compianto Freddy Mercury dei Queen, ammirare la volta michelangiolesca al Vaticano, né la Pietà, recitare una poesia di Auden, vedere un film di Pedro Almòdovar. Un'infinità di nomi. L'arte - e i suoi appassionati fruitori - non segue orientamento sessuale, grazie al cielo, e se ne frega bellamente di queste umane facezie e non si lascia certo impoverire.

L'impresa, dittatoriale, di emendare la vita sentimentale di un artista, probabilmente è opera del governo russo, che nell'ottica della recente legge contro la cosiddetta "propaganda gay", potrebbe non far - proditoriamente- cenno dell'omosessualità del compositore Pyotr Pyotr Ciajkovskij, nel film che racconterà la sua vita firmato dal regista Kirill Serebrennikov, atteso nelle sale entro il 2015.

La biografia filmica di Ciajkovskij è stata ufficialmente scelta dal ministero della Cultura e beneficerà di un finanziamento pubblico, per questo, si teme, sia calata la mannaia della censura, forse per venir incontro alla necessità di reperire fondi per la sua realizzazione?.

Secondo quanto riporta The Guardian, la penna dello sceneggiatore Yuri Arabov, avrebbe ignorato l'omosessualità del musicista, raccontando piuttosto

una persona con una famiglia rimasta imprigionata dall'idea che amasse gli uomini e come una vittima di queste “voci”.

Non è dello stesso avviso la giornalista Larisa Malyukova che dichiara di aver letto una versione precedente in cui la vita sentimentale dell'artista era parte integrante del film.

Ma il noto compositore non è nuovo a insabbiamenti, nel '97 uscì un romanzo Tribunal d'honneur di Dominique Fernandez, in cui si ipotizzava che Pyotr Ciajkovskij non fosse morto di colera, ma costretto a un suicidio di Stato per aver sedotto uno dei cugini dello zar Alessandro III.

Riguardo l'iter del film, la produzione smentisce, sono passate altre cinque revisioni dalla prima, l'originaria versione, un procedimento classico con le sceneggiature. Ma mentre la produttrice Sabina Yeremeyeva ha negato che le modifiche siano state determinate da timori sull'omosessualità di Ciajkovskij, e il regista non si pronuncia, il giornale britannico riguardo le dichiarazioni dello sceneggiatore ha ribadito:

I commenti di Arabov, suggeriscono dunque che il ritratto del compositore in quanto omosessuale sia stato modificato in fase di sceneggiatura.

Via | L'Huffington Post

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