Saturno Contro


Uscirà venerdì in tutta Italia, in 430 copie, “SATURNO CONTRO”, il nuovo film di Ferzan Ozpetek, di cui vi avevamo già dato qualche accenno.

SATURNO CONTRO è un film corale, la storia di un gruppo di amici. Ovviamente si respira per questo un clima quasi da “Fate Ignoranti”, sette anni dopo, ma quello che lo differenza da “le fate” è che questa volta Ferzan racconta direttamente IL GRUPPO omogeneo e decisamente borghese formato da persone più o meno dei quarantenni.

Il tema centrale del film è la separazione, vissuta e affrontata grazie al supporto del gruppo che è una grande famiglia allargata. Questa mattina al cinema Warner di Piazza Esedra c’è stata prima la presentazione per la stampa e poi la conferenza con tutto il cast presente, tranne Isabella Ferrari.

Il film richiama per alcuni aspetti “Il grande freddo”, per altre appunto “le fate”, ma è originale e ben girato. Dentro di sè, pur non citandoli mai, ha un insieme di temi di un’ attualità scioccante, quasi che Ferzan, odierna Cassandra, avesse predetto che ad accompagnare l’uscita del suo film ci avrebbero pensato il controverso DDL sui DiCo, l’eutanasia, tutto il dibattito sulla famiglia.

Ferzan ha sottolineato che non ha voluto fare un film sociale, ma quando lo vedrete vi renderete conto che in fondo lo è.....

SATURNO CONTRO è un film corale, la storia di un gruppo di amici. Si respira per questo un clima quasi da “Fate Ignoranti”, sette anni dopo. E’ una scelta voluta e meditata o solo una coincidenza?

Che abbiano dei punti in comune. Le Fate Ignoranti era la storia di una donna e del suo incontro con un gruppo di persone che erano esattamente il suo “opposto” e da questo incontro nasceva e maturava il “cambiamento” e la “guarigione” della protagonista. Il “gruppo” de “Le Fate” era un gruppo “alternativo”, non borghese. Era una vera e propria “famiglia allargata”, quasi una “comune”. A differenza di quel film, Saturno contro non racconta la storia di un personaggio in rapporto ad un gruppo “diverso”, ma racconta direttamente IL GRUPPO

Si ritrovano nel film temi morali e problematiche sociali di estrema attualità. Trattati con delicatezza e senza forzature ideologiche. Quanto incide “lo spirito dei tempi” nelle storie che, con il tuo co-sceneggiatore Gianni Romoli, decidi di portare sullo schermo?

“Lo Spirito dei Tempi” incide moltissimo ma non direttamente, arriva per conto suo, non cercato, non voluto. Insomma si invita da solo alla festa, ma è inevitabile che ci sia. Quando comincio a parlare di un film con Gianni Romoli non partiamo mai dai “temi” e soprattutto mai dall’attualità. Quasi sempre il punto di partenza è un episodio, un’ emozione, un ricordo. Ci chiediamo cosa vogliamo raccontare di noi stessi in QUESTO preciso momento della nostra vita. Non però a livello di fatti personali e autobiografici. E’ come se andassimo alla ricerca di tirar fuori il “sentimento” che proviamo più forte in quel momento o che abbiamo provato negli ultimi tempi.
Il mondo intorno ai personaggi quasi non è rappresentato oggettivamente, non si vede la “società”, è come se loro stessero in un palcoscenico in cui non c’è posto per altri, nemmeno quasi per le comparse. Se poi da quello che loro vivono e con cui si confrontano scaturiscono oltre che i sentimenti anche i temi morali e sociali del momento sono contento perché significa che i personaggi sono realmente nostri “contemporanei”. Nessuno sfugge alla società in cui vive. Come si diceva tanti anni fa? “Il privato è politico”. Beh, è ancora vero.

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