Il pollo per gay in salsa livornese

Una goliardata di un macellaio livornese fa subito gridare allo scandalo omofobico.

Il pollo per gay in salsa livornese

Il mistero del pollo gay riempie di nuovo le cronache di queste giornate estive. Non è la prima volta, infatti, che in qualche modo i gay e i polli si ritrovano insieme nelle notizie di cronaca. Ma andiamo con ordine.

A Livorno c’è una macelleria che vende del pollo cotto a puntino per appena cinque euro. Un affare per tutti (tranne che per il pollo, naturalmente). Il proprietario, Paolo Mantellassi, ha pensato bene di pubblicizzare l’offerta esponendo un cartello con la scritta: Ce n’è per lui, ce n’è per lei, ce n’è anche per i gay!

Apriti cielo! C’è chi lo ha accusato di omofobia, chi di scorrettezza perché l’essere gay non è un genere a parte e, se proprio avesse voluto giocare sulla cosa, avrebbe dovuto scrivere “Ce n’è per gli etero e per i gay” (e, aggiungo io, per le persone transessuali? E i bisex fanno la fame? Le lesbiche lo mangeranno il pollo?). C’è chi l’ha presa come una genialata che ha portato tanta di quella pubblicità gratuita alla macelleria che forse lo stesso proprietario non si aspettava. E lui, Paolo Mantellassi, che dice?

Non voglio mica offendere nessuno io non ho niente contro gli omosessuali, anzi ho parecchi amici che sono gay.

Ok, gli perdoniamo la frase stereotipata che ha tanti amici gay (avrà mai pensato di fare il politico?). Continuiamo a leggere quello che dichiarato:

È soltanto uno scherzo, una burla. Il fatto è che in questi ultimi giorni ero in vacanza all’isola d’Elba e sulla spiaggia c’era un venditore di cocco che ripeteva tutto il giorno questo slogan per vendere i suoi prodotti. Così mi è rimasto in testa e quando sono tornato e ho riaperto il negozio lo ho riutilizzato per promuovere la nostra offerta del pollo cotto a cinque euro. Non c’è niente di male è solamente una cosa da riderci su.

Alla fine, però, il Mantellassi ha deciso di riscrivere il cartello e togliere la parte che riguarda i gay.

Non è questa la prima volta, come si diceva, che polli e gay si ritrovino a condividere le colonne dei giornali. A marzo Natalia París, modella colombiana che si batte per i diritti degli animali, esortava le sue amiche e colleghe a non cibarsi di polli transgenici perché chi li mangia diventa gay a causa degli ormoni dati ai polli che influiscono su quelli umani, soprattutto se si tratta di bambini.

Nel 2010 anche Evo Morales, presidente della Bolivia, si era fatto portabandiera di questa teoria, puntando il dito contro i polli transgenici che, secondo lui, fanno diventare gay. Poi ha ritrattato sostenendo di essere stato frainteso.

In difesa dell’eterosessualità dei polli, comunque, lo scorso aprile è intervenuto Yahya Jammeh, presidente del Gambia, che ha affermato di non aver mai visto né un pollo, né un pavone omosessuali.

Per quel che mi riguarda, sono vegetariano. E gay. Qualcosa non torna…

PS: A Livorno si usa molto come intercalare la particella “de”, tanto che si dice che le galline di quella città non facciano “coccodè”, ma “de cocco”...

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